La consultazione pubblica sull’RMT scade l’8 agosto 2026 e ridefinisce l’esperienza di visione

Due campagne video con targeting identico generano CPM distanti del 40%. Il problema non è l’algoritmo: è la definizione stessa di «video» su cui stai comprando. L’8 agosto 2026 scade la finestra di commento pubblico sul nuovo standard Redefining Media Types pubblicato ieri dall’IAB: una consultazione che ogni media planner dovrebbe seguire con attenzione, perché tocca il cuore di come viene classificato l’inventario su cui spendiamo ogni giorno. La posta in gioco è un mercato che, nel 2026, supererà gli 80 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti.

Il nuovo vocabolario del video

Da oltre un decennio compriamo video usando definizioni nate quando esisteva solo il desktop: in-stream, out-stream, instream con audio on/off. Un vocabolario che descrive l’ambiente di delivery, non l’esperienza reale di chi guarda. Lo standard messo in consultazione dall’IAB ribalta completamente questa logica: il nuovo framework si riorienta attorno all’esperienza di visione – lean back, schermo personale, visione passiva o condivisa – creando una rottura con le metriche a cui siamo abituati.

Il gruppo di lavoro che ha prodotto il draft ha iniziato a riunirsi a gennaio 2026, secondo quanto riportato da AdExchanger. Il risultato è un framework che incrocia l’esperienza di consumo con segnali operativi misurabili. Per chi pianifica campagne significa che la distinzione su cui abbiamo costruito intere strategie di acquisto – il famoso «in-stream» che doveva garantire audio on e viewability – viene sostituita da una classificazione più granulare. Già nel settembre 2022 lo IAB Tech Lab aveva rilasciato linee guida per i formati pubblicitari digital video e CTV, aggiornate l’ultima volta a gennaio 2024. Oggi quelle linee guida rischiano di diventare rapidamente obsolete se il nuovo standard verrà adottato.

Ottanta miliardi di motivi per capirlo subito

Il mercato non aspetta. Secondo l’IAB, la spesa pubblicitaria per video digitali negli Stati Uniti supererà gli 80 miliardi di dollari nel 2026, con una crescita dell’11% anno su anno – quasi il 20% più veloce del mercato pubblicitario totale. Significa che ogni punto percentuale di inefficienza nella classificazione dell’inventario si traduce in centinaia di milioni di dollari allocati male.

C’è un secondo fattore, meno visibile ma più urgente. L’ascesa dell’IA agentiva nella pubblicità – sistemi che prendono decisioni di acquisto in modo autonomo, senza intervento umano diretto – rende una tassonomia ambigua un costo diretto e immediato. Senza allineamento sulle definizioni, gli agenti che operano per conto di advertiser e publisher possono produrre errori costosi e consequenziali. In pratica: se il tuo algoritmo di bidding interpreta «video» in modo diverso dalla piattaforma su cui compra, acquisterai inventario sbagliato su scala. E lo farai a una velocità che nessun team umano può correggere in tempo reale.

La confusione tra in-stream e out-stream che già conosciamo diventa strutturale. Oggi puoi ancora fare un audit manuale dell’inventario e trovare discrepanze. Domani, con l’acquisto agentivo, quelle discrepanze si moltiplicheranno prima che tu possa accorgertene. Lo standard RMT non è un esercizio accademico: è il tentativo di costruire un linguaggio condiviso prima che gli agenti inizino a parlare dialetti diversi.

Tre mosse per anticipare il cambiamento

Per chi pianifica campagne, ecco da dove partire. Primo: monitorare la finestra di commento pubblico, che scade l’8 agosto 2026. Il draft è aperto e ogni contributo può influenzare la versione finale. Secondo: fare un audit dell’inventario attuale. Mappare dove finiscono i tuoi annunci video oggi, usando le definizioni correnti, e proiettare come si riclassificherebbero sotto il nuovo framework. Terzo: allinearsi con le piattaforme di buying – chiedere ai tuoi partner DSP e ai tuoi ad server come intendono adottare lo standard e con che tempistiche.

Questo standard si inserisce in un percorso più ampio. Lo IAB ha annunciato a febbraio 2026 Project Eidos, un’iniziativa di modernizzazione della misurazione pubblicitaria, di cui il Redefining Media Types Standard è un tassello fondamentale. Il messaggio è chiaro: l’infrastruttura di misurazione su cui basiamo le decisioni di budget sta cambiando alla radice. Chi aspetta rischia di trovarsi con metriche fantasma – numeri che sembrano confrontabili ma che misurano oggetti diversi.

Partecipare al periodo di commento non è burocrazia: è l’unico modo per evitare che la tua piattaforma di acquisto interpreti «video» in modo diverso dal tuo media plan. E in un mercato da 80 miliardi di dollari, interpretazioni divergenti non sono un dettaglio: sono margine perso su ogni singola impression.