Clarity, Adobe e GA4 offrono dashboard per le sessioni degli agenti
Il traffico non umano ha superato quello umano sul web. Il dato è attribuito a NBC News e Microsoft lo riprende nel suo annuncio delle novità di Microsoft Clarity, pubblicato oggi. Per chi lavora sul traffico organico questo mette in discussione un’abitudine consolidata: considerare “vere” solo le sessioni umane e trattare tutto il resto come rumore da escludere dai report. La domanda per ogni consulente SEO che apre il proprio pannello è quindi un’altra: quanta parte delle sessioni scartate come spam era in realtà un agente che stava cercando, confrontando o comprando per conto di qualcuno?
Il sorpasso che nei report non vedevamo
Il sorpasso non arriva solo da Microsoft. Già in precedenza, un post pubblicato su X aveva segnalato che i bot hanno superato il traffico umano online per la prima volta nella storia di Internet. Il problema finora era di visibilità: questo traffico esisteva, ma gli strumenti di analytics lo filtravano o lo mescolavano senza distinguerlo dal resto.
Clarity, lo strumento gratuito di Microsoft per heatmap e registrazioni delle sessioni, oggi presenta tre funzionalità per affrontare il problema. La prima è Agent Activity: mostra quali agenti visitano il sito, quali azioni compiono e dove incontrano attrito. La seconda è Conversational Analytics, che permette di fare domande sul proprio sito in linguaggio naturale e di ricevere raccomandazioni basate su registrazioni reali delle sessioni. La terza è Brand Agents, pensata per rendere i prodotti individuabili in Microsoft Copilot e Bing e per aiutare i clienti locali a trovare servizi e prenotare appuntamenti. Gli agenti, quindi, adesso si possono vedere. Resta da capire se convenga accoglierli o continuare a bloccarli.
L’agente che compra meglio dell’umano
Per decidere bisogna capire quanto vale questo traffico. I numeri più solidi arrivano da Adobe e riguardano il retail. Secondo i dati Adobe ripresi da Digital Commerce 360, le visite ai siti di e-commerce provenienti da traffico AI convertono a un tasso superiore del 60% rispetto al traffico non-AI. Non è un picco isolato: è l’undicesimo mese consecutivo in cui il traffico AI supera quello tradizionale nelle conversioni. Sempre secondo Adobe, gli acquirenti che arrivano tramite referral AI generano il 53% di ricavi in più per visita rispetto agli altri.
Anche il volume cresce in fretta. Nei dati di Clarity, come spiega il team sul blog ufficiale di Microsoft Clarity, il volume di sessioni agentiche è aumentato dell’88% in appena tre settimane. Un aumento così rapido può falsare i report: se un sito interpreta queste sessioni come bot da escludere, rischia di sottostimare un canale in crescita e di attribuire male le conversioni.
Qui c’è un paradosso. Lo stesso studio Adobe rileva che il 39% delle homepage dei retailer non è ancora leggibile dalle macchine. In pratica, il visitatore che converte di più e spende di più per sessione trova la porta chiusa in quasi quattro casi su dieci. Per una web agency il lavoro tecnico assume un significato in più: struttura del markup, contenuti accessibili senza interazioni complesse e percorsi chiari servono ancora ai crawler dei motori di ricerca, ma ormai servono anche agli agenti che devono completare un’azione. C’è però un trade-off da considerare. Aprire il sito agli agenti vuol dire accettare un tipo di traffico che non vede banner, pop-up o call to action pensate per l’occhio umano. Alcune leve di conversione tradizionali potrebbero perdere efficacia proprio sul segmento che rende di più.
Tre cruscotti, una sola domanda per domattina
Se il valore è così evidente, quale strumento usare per misurarlo? Clarity non è arrivata per prima. Adobe ha rilasciato una dashboard Agentic Traffic in Adobe Brand Visibility, con documentazione aggiornata ad agosto 2026. Sul fronte Google, Google Analytics 4 (GA4) misura automaticamente il traffico da chatbot come ChatGPT, Gemini e Claude, senza configurazioni manuali da parte di chi amministra la proprietà. Una parte dei dati, quindi, è probabilmente già nei vostri account.
Gli strumenti però non rispondono alla stessa domanda. GA4 dice da quale assistente AI arriva un utente. Clarity, con Agent Activity, prova a dire cosa fa l’agente una volta sul sito e in quale punto si blocca: è un’informazione di tipo comportamentale, più vicina alla CRO (ottimizzazione del tasso di conversione) che alla semplice attribuzione del canale. Brand Agents si occupa invece della scopribilità dei prodotti dentro Copilot e Bing. È un lavoro più vicino alla visibilità nei motori di ricerca che all’analisi dei dati, e lega l’iniziativa all’ecosistema Microsoft.
Domani mattina il lavoro SEO parte da due controlli. Il primo: la vostra homepage è leggibile da un agente, oppure rientra in quel 39% che Adobe considera ancora chiuso alle macchine? Il secondo: in quali punti del percorso gli agenti incontrano attrito, tra form, filtri, carrelli e pagine prodotto? Il pubblico che converte di più potrebbe non avere occhi, e adesso ci sono gli strumenti per vederlo.




