Dal 2026 al 2027 la migrazione a REST è il prerequisito per le nuove capacità Microsoft.
Il paradosso: l’attribuzione dei ricavi arriva mentre il canale si spegne
Il punto non è solo tecnico. Se colleghi l’account Microsoft Advertising, HubSpot mostrerà e riporterà tutte le campagne pubblicitarie esistenti da quell’account; l’integrazione nativa è disponibile con tutti i prodotti e piani. Dal punto di vista del CRM, la misurazione del ritorno è accessibile senza barriere di licenza. Ma l’infrastruttura pubblicitaria sotto il cruscotto non è neutra rispetto al tempo.
Secondo quanto riportato da ppc.land, dal 1° ottobre 2026 gli inserzionisti o partner ancora su SOAP non avranno accesso alle nuove capacità di Microsoft Advertising. L’annuncio ufficiale fissa la deprecazione completa dell’API SOAP al 31 gennaio 2027 e indica che le nuove funzionalità saranno disponibili sia in SOAP sia in REST fino a quella data. Le due indicazioni non coincidono: per chi sta pianificando una migrazione, il 1° ottobre si comporta come un crinale pratico, mentre il 31 gennaio rappresenta la data di dismissione. Per chi deve giustificare le scelte con i dati, questa ambiguità è un problema di piano, non di semantica.
Le cifre sotto il cofano: 10.000, disponibilità generale, REST
Guardiamo i numeri reali degli aggiornamenti di settembre. Sul fronte LinkedIn, puoi aggiungere fino a 10.000 nomi di aziende per lista, rispetto ai precedenti 1.000. Sugli esperimenti, gli optimization experiments sono ora generalmente disponibili per le campagne Search, Shopping, Audience e Performance Max. In pratica, Microsoft sta allargando la superficie di test e la profondità dei dati di lista.
Ma il dato infrastrutturale è più pesante. Microsoft ha introdotto la sua REST API nel 2024, e l’attuale roadmap tratta la migrazione come prerequisito per qualsiasi evoluzione. Se il tuo account è ancora su SOAP, le cifre dell’integrazione HubSpot — 10.000 nomi per lista, esperimenti GA — valgono solo sulla carta, perché domani non riceverai più nuove capacità. La disponibilità generale degli esperimenti non è separabile dalla migrazione API. Il contesto spiega la spinta: secondo il rapporto annuale 2024 Work Trend Index di Microsoft e LinkedIn, il 75% dei knowledge workers utilizza l’IA. Ma l’adozione dell’IA non sostituisce l’infrastruttura sottostante.
Google l’ha già fatto: il benchmark che Microsoft non cita
Il confronto è immediato. Google Ads offre già un’integrazione nativa con HubSpot CRM per Customer Match e importazione di conversioni offline: HubSpot è una piattaforma di terze parti che consente di integrare i dati del CRM con Google Ads per importare dati per Customer Match e Offline Conversion Import. In altre parole, Microsoft sta recuperando un terreno che il principale competitor presidia da tempo. La novità non è tanto nel cosa, quanto nel chi era rimasto fuori.
Resta aperta la domanda vera: non se collegherai l’account, ma se l’integrazione saprà dimostrare un valore incrementale oltre a replicare ciò che Google già offre. E se l’infrastruttura REST su cui poggia sarà pronta prima della deprecazione completa del 31 gennaio 2027. Per chi misura il ritorno in pipeline e ricavi, il cruscotto non è la prova: la prova è la migrazione.




