La perdita del Max CPC sposta l’attenzione sui segnali di conversione: la Conversions API è ora disponibile per tutti
Chi gestisce account su Microsoft Advertising lo sa già: dallo scorso 1° ottobre, quando si crea una nuova campagna non-portfolio, il Max CPC (il costo per clic massimo impostato a mano dall’inserzionista) non è più disponibile. Il controllo manuale dell’offerta è uscito di scena, e a meno di un mese di distanza Microsoft presenta un pacchetto di strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Le novità sono descritte nel post di ottobre del blog di Microsoft Advertising, pubblicato oggi. Per chi pianifica budget la domanda è semplice: cosa si riceve in cambio del controllo ceduto? La risposta più utile non è la creazione delle campagne in pochi minuti. È la Conversions API, che da oggi è generalmente disponibile.
Meno leve manuali, più AI: lo scambio proposto da Microsoft
Il punto di partenza è l’uscita del Max CPC dalle nuove campagne non-portfolio, in vigore dal 1° ottobre 2026. Per chi era abituato a tenere sotto controllo la spesa clic per clic è una perdita concreta. Ora Microsoft mette sul tavolo tre novità. La prima è una creazione di campagne assistita dall’AI, che secondo l’azienda permette di passare dalla registrazione al lancio della prima campagna Performance Max (PMax, il formato che distribuisce annunci e budget sull’intero inventario in modo automatico) in pochi minuti. La seconda è il targeting per età e genere, ora in disponibilità generale su Performance Max. La terza sono le linee guida di messaggistica: si possono inserire fino a 40 indicazioni per orientare il copy generato dall’AI e proteggere il brand. Sono in open pilot per le campagne Performance Max e per le campagne Search con AI Max abilitato.
Sono strumenti comodi, soprattutto per chi apre un account nuovo o deve tenere a bada testi generati in automatico che rischiano di uscire dal tono del brand. Bisogna però essere chiari sul trade-off. Velocità di lancio e copy guidato agiscono su cosa viene mostrato e a chi. Non dicono nulla su come l’algoritmo decide quanto offrire. Un’ottimizzazione automatica è buona quanto i segnali di conversione che riceve. Il tema diventa quindi da dove arrivano quei segnali.
La novità che sposta il ROAS: Conversions API in disponibilità generale
La risposta è nell’annuncio meno appariscente del pacchetto. Microsoft rende generalmente disponibile la Conversions API (CAPI). È un sistema che collega in tempo reale le fonti dei dati di conversione, cioè sito web, app, CRM e sistemi point-of-sale, attraverso una connessione server-to-server. In pratica le conversioni arrivano alla piattaforma direttamente dai server dell’inserzionista e non dipendono solo dal tag nel browser. Comprese, potenzialmente, le vendite chiuse offline o registrate nel CRM.
Il cambiamento è più grande di quanto sembri. Come ricostruisce l’analisi di PPC Land sull’accesso alla CAPI, il materiale di riferimento aggiornato al 4 agosto 2026 descriveva ancora il prodotto come un pilot che Microsoft abilitava per singolo account. Fino ad agosto, quindi, il tracciamento server-side era riservato a chi otteneva l’accesso caso per caso. Con il passaggio alla disponibilità generale annunciato nel post di ottobre, quell’accesso si allarga in modo sostanziale. Chi lavora su Performance Max non deve più aspettare un’approvazione per dare all’algoritmo i dati che servono a ottimizzare sul valore reale.
Per chi guarda al ROAS (il ritorno sulla spesa pubblicitaria) la logica è diretta. Senza il Max CPC, l’unico modo per orientare le offerte automatiche è decidere quali conversioni contano e con quale valore. Se l’algoritmo vede solo i lead compilati sul sito e non sa quali sono diventati clienti nel CRM, ottimizza al buio. A questo si aggiunge uno strumento di verifica: da metà novembre Microsoft inizierà a distribuire agli inserzionisti il reporting sulle landing page dei termini di ricerca. È un modo per vedere su quali pagine l’automazione porta il traffico per ciascuna query, e quindi per controllare a posteriori decisioni che non si possono più prendere a monte.
Lo stesso slogan su piattaforme diverse: cosa cambia nella pianificazione
Microsoft non è l’unica a promettere insieme più automazione e più controllo. Già a luglio 2026 Amazon Ads usava lo stesso argomento, “AI più controllo dell’inserzionista”, per le nuove capacità di Brand+ e Performance+. Si tratta di dieci funzionalità che permettono, tra l’altro, di guidare l’ottimizzazione con i propri dati di audience, di raggiungere i clienti con formati audio ampliati e di contare su modelli più evoluti che lavorano in automatico in background. La formula è ormai comune a tutte le piattaforme. Il paradosso è che il “controllo” restituito all’inserzionista consiste quasi sempre nel fornire all’AI dati migliori, non nel riprendersi le leve manuali.
Per la pianificazione questo sposta il confronto tra piattaforme. Non conta chi offre più automazione, perché tutti ne offrono parecchia. Conta quanto bene l’inserzionista riesce a portare i propri dati dentro ciascun sistema. Su Microsoft Advertising, dopo l’uscita del Max CPC, questo diventa il terreno principale su cui investire tempo.
La creazione di campagne in pochi minuti è quindi un vantaggio secondario. La scelta che pesa sul ritorno della spesa è collegare subito CRM e conversioni offline tramite la CAPI. Poi, da metà novembre, va usato il reporting sulle landing page dei termini di ricerca per verificare cosa fa l’automazione. Prima di lanciare la prossima campagna Performance Max conviene mettere in ordine il flusso dei dati di conversione. Senza più il Max CPC, il controllo che resta all’inserzionista dipende dalla qualità di quei dati.



