TargetCPC di Demand Gen riporta il clic al centro, mentre l’AI accelera la creatività
Se pensavate che il click fosse morto, questa release vi riporta indietro di un decennio e vi costringe a rivedere ogni script di bidding.
Il ritorno del click: TargetCPC e le App senza obiettivi
La novità che spiazza è Demand Gen: la strategia TargetCPC massimizza i clic a un costo per clic target, invece di ottimizzare per conversioni o valore. Si imposta a livello campagna tramite il campo Campaign.target_cpc e si può sovrascrivere a livello di gruppo di annunci con AdGroup.target_cpc_micros. È un cambio di filosofia rispetto allo Smart Bidding basato sulle conversioni, che negli ultimi anni ha spinto gli inserzionisti a delegare il controllo delle offerte all’algoritmo.
La sorpresa è tale che anche chi sostiene lo Smart Bidding lo ammette. Come ha commentato Jyll Saskin Gales: «Che Google lanci una nuova strategia di offerta basata sul clic non sarebbe mai stato sulla mia cartella del bingo del 2025: sono una sostenitrice convinta dello Smart Bidding basato sulle conversioni». Il fatto che sia arrivato comunque, dentro una release API, dice molto sulla pressione per offrire agli advertiser un controllo più granulare quando i dati di conversione scarseggiano.
In parallelo, le campagne App per installazioni ricevono nuovi obiettivi che permettono di ottimizzare le installazioni o il valore totale senza specificare un target di costo per azione o ritorno sulla spesa pubblicitaria. Per chi oggi blocca il volume dietro un CPA o un ROAS irraggiungibile, è un’opzione per riaprire il traffico senza dover rinunciare del tutto all’automazione.
Ma il bidding è solo metà della storia: la vera accelerazione è nella generazione automatica degli asset, e lì Google non è solo.
Asset generati dall’AI: Google non gioca da solo
Dopo il bidding, il fronte creativo. La release API mette a disposizione AssetGenerationService, un nuovo servizio in Beta che genera asset testuali e immagini tramite intelligenza artificiale generativa. Non parte da zero: la generazione di asset via AI generativa era stata introdotta in beta con la v22. Ora entra nel perimetro dell’API con automazione anche per Demand Gen e Performance Max, che ottiene nuovi valori di automazione degli asset per il miglioramento e l’estrazione delle immagini, oltre a nuovi segmenti di reporting.
Google non corre da solo. Meta ha iniziato il rollout delle sue prime funzionalità pubblicitarie basate su AI generativa in Ads Manager, con completamento globale previsto entro l’anno successivo. E Microsoft Advertising espone tramite API ufficiale l’AI generativa basata su Copilot: gli inserzionisti, le agenzie e i partner che accedono via API possono usare Copilot per creare e ottimizzare le creatività su larga scala, generare testi pubblicitari, raccomandare e generare immagini e creare gruppi di asset Performance Max. Il campo di gara non è più solo il targeting: è la velocità con cui si producono varianti creative testabili.
Per chi segue il traffico organico, il punto è altrove: l’automazione creativa non riguarda solo chi compra annunci. Cambia il ritmo della produzione di varianti e alza l’asticella dei test. Se i competitor possono generare e pubblicare asset in parallelo, i tempi di reazione si accorciano, e le campagne di accompagnamento al posizionamento organico vanno ricalibrate di conseguenza.
Cosa fare domani mattina (prima che sia tardi)
Le implicazioni competitive sono chiare; resta da capire come muoversi con gli strumenti già presenti nella release. Primo, testare TargetCPC dove mancano dati di conversione: se una campagna Demand Gen non genera abbastanza conversioni per alimentare lo Smart Bidding, passare a una massimizzazione dei clic a costo controllato è più razionale che aspettare. Secondo, aggiornare gli script di bidding: i campi Campaign.target_cpc e AdGroup.target_cpc_micros vanno gestiti, non ignorati.
Terzo, per le campagne App: se i target CPA o ROAS stanno frenando il volume, provare i nuovi obiettivi senza target può ridare scala alle installazioni. Quarto, integrare AssetGenerationService nei processi di produzione: generare testi e immagini è il primo passo, ma serve una revisione umana e un monitoraggio dei risultati. Quinto, controllare i nuovi segmenti di reporting Performance Max e le opzioni di automazione degli asset per capire quali varianti vengono generate e se incidono davvero sulle performance.
Anche i servizi di pianificazione cambiano: la release aggiorna liste utenti, audience partner, metriche YouTube, trend insights e aggiunge il supporto per stato genitoriale e fasce di reddito in AudienceInsightsService. Chi lavora con segmenti di pubblico può costruire pianificazioni più granulari, ma deve aggiornare le integrazioni per non restare con dati vecchi.
Non è una release da leggere e archiviare: è una modifica alle fondamenta del bidding e della creatività programmatica. Chi la ignora, domani pagherà di più per clic che pensava superati.




