Tre soglie in pochi mesi: 100.000, 35.000, 10.000 follower. Quando una barriera d’ingresso crolla così in fretta, non è un gesto di apertura: è un sintomo da leggere nei dati. Google ha aggiornato i Search profiles con il supporto multi-account per gestire più marchi da un unico login, miniature delle immagini ottimizzate e titoli più lunghi. La novità che conta davvero è l’abbassamento della soglia di idoneità a 10.000 follower su YouTube, Instagram, X o TikTok.
La soglia che crolla (e il multi-account che arriva)
L’aggiornamento pubblicato il 16 settembre introduce tre elementi. Il primo è il supporto multi-account: Google spiega che ora è possibile rivendicare e gestire i profili Search di tutti i sottomarchi da un unico login. Il secondo riguarda la presentazione degli articoli: le miniature delle immagini sono ottimizzate e i titoli più lunghi migliorano la leggibilità, aiutando i contenuti a emergere. Il terzo è la soglia di idoneità, scesa a 10.000 follower su YouTube, Instagram, X o TikTok.
Letta in sequenza, la soglia non è un dettaglio tecnico. Lo scorso giugno il lancio richiedeva 100.000 follower, ad agosto la soglia è scesa a 35.000, adesso a 10.000 per singolo account — e questo rende idonei molti più publisher e creator statunitensi di medie dimensioni, come precisa l’aggiornamento ufficiale per i publisher. Non è una novità assoluta: Google aveva lanciato i Search profiles come uno spazio dedicato e condivisibile per mettere in evidenza i contenuti dei publisher e dei creator, con l’obiettivo di aiutare il pubblico a trovare informazioni accurate e aggiornate sulle fonti. Oggi quella base verificata e personalizzabile diventa accessibile a molti più creatori. Ma un accesso più largo ha senso solo se guardiamo cosa è successo prima.
Il crollo che i numeri raccontano
La risposta sta nei numeri che Google non mette in evidenza. Secondo il monitoraggio di Seer Interactive sull’impatto degli AI Overviews nel CTR, il traffico in uscita dai risultati di ricerca ha subito un calo complessivo del 61% tra giugno 2024 e settembre 2025. Già nel giugno 2024 il CTR rilevato era dell’1,76%; il punto più basso è stato toccato a luglio 2025 con lo 0,57%; a settembre 2025 si è attestato allo 0,61%. Non è una fluttuazione stagionale: è una contrazione strutturale, con il livello di settembre 2025 che resta poco più di un terzo del punto di partenza.
Il dettaglio che conta, per chi lavora sulle conversioni, non è la soglia di idoneità ma quello che accade dopo l’accesso. Abbassare la barriera a 10.000 follower per singolo account allarga la base dei profili ammessi, ma non agisce sulla visibilità o sul tasso di clic. Se il calo del 61% è la cornice, una soglia più bassa non è una soluzione: è solo un invito a entrare in un canale che, nei dati storici, ha già mostrato una contrazione significativa. La domanda non è chi può rivendicare un profilo, ma se quel profilo genera traffico misurabile.
Il ragionamento vale anche per il supporto multi-account. Gestire più marchi da un unico login riduce l’attrito operativo, ma se il problema è il CTR, l’efficienza di gestione non produce di per sé risultati. Google sta allargando l’accesso mentre i numeri di contesto restano deboli: è una coincidenza che va interpretata, non un dato aneddotico.
Cosa andrebbe testato davvero
Se entrare è più facile, il problema si sposta dall’idoneità alla misurazione. Con più account ammessi e più marchi gestibili in parallelo, la domanda diventa: quali profili Search producono risultati verificabili in termini di traffico, sessione o conversione? La prova non è il numero di follower che danno diritto all’accesso, ma se la pagina Search si traduce in visite attribuibili, referral misurabili e, nel medio periodo, in segnali di conversione. La risposta non è nella soglia, è nel test successivo.
La soglia è scesa, ma la prova non è l’idoneità: è se i profili Search diventano un canale di traffico verificabile. Fino a quel test, il calo del 61% resta la metrica da tenere d’occhio.




