Il filtro mostra le impressioni della ricerca visiva su Lens e Circle to Search, ma non i clic
Da oggi, 24 settembre 2026, vedete quante volte il vostro sito compare in una ricerca fatta con Lens o Circle to Search. Ma la dashboard non vi dirà se qualcuno ci ha cliccato sopra. È il paradosso al centro dell’aggiornamento che Google distribuisce globalmente proprio da oggi: il reporting delle performance di ricerca web multimodale arriva in Search Console, secondo l’annuncio ufficiale pubblicato da Google. Un numero che sembra crescita e invece è solo l’ombra del funnel.
Il meccanismo è semplice: il nuovo filtro per tipo di ricerca multimodale nei report sulle performance mostra le impressioni generate dalla ricerca visiva. Ma il passaggio che conta davvero per un funnel — il clic, la visita, l’azione — non compare da nessuna parte. Non è la prima volta che Google sceglie questa impostazione: lo scorso giugno, con i report sulle performance dell’IA generativa, la documentazione ufficiale indicava che i report mostrano impressioni ma nessun dato di clic. Oggi la storia si ripete sul fronte multimodale.
Il report che conta le apparizioni, non le azioni
L’integrazione distribuita globalmente da oggi aggiunge un filtro per tipo di ricerca multimodale nei report sulle performance di Search Console. I numeri che vedrete sono impressioni: quante volte il vostro sito è apparso in risposta a una ricerca visiva. Ma il clic, la visita, l’azione — il passaggio decisivo del funnel — non è nel report. È il paradosso strutturale di questo aggiornamento: un dato in più nella dashboard, che però lascia il funnel senza il suo tratto decisivo. Un’impressione è un segnale di visibilità, non di intenzione. E senza intenzione, ogni numero è solo una presenza.
Le quattro porte della ricerca visiva
Per capire da dove arrivano queste impressioni, basta guardare le superfici coinvolte. Il dato riportato include ricerche con Lens, Circle to Search su Android, caricamenti di immagini su Google Search e la funzione “Search this image” di Chrome. Quattro porte d’ingresso diverse, quattro modi in cui un utente può arrivare al vostro sito partendo da un’immagine invece che da una stringa di testo.
Il contrasto è netto. Da un lato, l’ecosistema Google continua a espandersi: Circle to Search è stato introdotto come un nuovo modo per cercare qualsiasi cosa su uno smartphone Android senza cambiare app, come si legge nel post dedicato alla presentazione della funzione. Dall’altro, il dato restituito da Search Console si ferma alla superficie: impressioni, nessun clic. Più grande è la porta d’ingresso, più povero è il dato che misura se qualcuno l’ha davvero attraversata.
Cosa non possiamo ancora misurare
Quindi, se il nuovo filtro multimodale non include i clic, quale domanda dobbiamo porci davvero? Per chi lavora su CRO e conversioni, il problema non è estetico: è metodologico. Se il report si ferma alle impressioni, non possiamo capire se la ricerca visiva produce risultati per il business — se un’immagine mostrata in risposta a una query visiva genera visite, eventi, transazioni. Una metrica che misura la presenza, non il comportamento, non basta a giustificare una scelta di ottimizzazione.
Il precedente dell’IA generativa è eloquente. Lo scorso giugno, quando Google ha annunciato il lancio dei nuovi report sulle performance dell’IA generativa in Search Console, inclusi report dedicati per Search e Discover, la documentazione indicava che i report mostrano impressioni ma nessun dato di clic, come si legge nella pagina dedicata ai report sull’IA generativa. La stessa impostazione si ritrova oggi nel report multimodale: una metrica che misura la visibilità, non il comportamento.
Per chi deve giustificare le scelte con i dati, il vuoto è chiaro. Le impressioni multimodali vi dicono che il vostro sito è visibile in una ricerca visiva; non vi dicono se quella visibilità si converte in qualcosa di misurabile. Senza dati di clic, senza un collegamento tra immagine e azione, il report multimodale è un faro puntato sulla parte sbagliata del funnel. La prossima mossa non è aggiungere un altro report: è capire quale esperimento connette un’immagine a un comportamento misurabile.
Il report multimodale di Google accende un faro sulla visibilità, ma lascia al buio la parte che conta: l’azione. Finché non ci sono i clic, ogni impressione è solo un possibile inizio.




