La personalizzazione basata sulle fonti preferite ridisegna il confronto tra contenuti, spostando il valore dalla differenza semantica alla selezione esplicita
L’ultima mossa di Google sulla personalizzazione dei risultati ha un effetto collaterale che chi fa SEO dovrebbe metabolizzare in fretta: la preferenza esplicita dell’utente sta per spostare il baricentro del ranking dall’analisi semantica alla scelta dichiarata.
Il cortocircuito nasce quando si sovrappongono due innovazioni che sembrano provenire da due mondi diversi.
Perché l’information gain non è un punteggio assoluto?
Da una parte c’è un brevetto che da anni orienta la produzione di contenuti: l’information gain. Secondo la definizione di information gain, il punteggio misura l’informazione aggiuntiva che una pagina contribuisce oltre a ciò che già si posiziona per la query. L’articolo su Ahrefs lo considera un differenziatore per i contenuti, perché il brevetto di Google nasce per risolvere il problema dei risultati di ricerca in cui ogni pagina dice essenzialmente la stessa cosa. Victor Carbune, Staff Software Engineer, spiega che il punteggio di information gain è ‘indicativo di informazioni aggiuntive incluse nel documento oltre alle informazioni contenute in altri documenti già presentati all’utente’. Ryan Law, Director of Content Marketing presso Ahrefs, sintetizza: il premio di Google per i contenuti diversi non è una questione di essere migliori, ma di essere differenti. Il nodo arriva dal metodo di calcolo: il calcolo del punteggio per utente e per sessione fa sì che un documento venga confrontato con ciò che il singolo utente ha già visto. Due utenti diversi che visitano la stessa pagina possono produrre. Per ottenere un vero information gain, non basta riscrivere la SERP: servono nuove idee.
Quando l’utente sceglie, la SERP smette di essere una classifica
Google ha appena introdotto il pulsante interattivo ‘Preferred Sources’ che i publisher possono incorporare nelle loro pagine. La nuova funzionalità principale è esattamente questo pulsante, e i siti web hanno ora la possibilità di incorporare il pulsante interattivo ‘Preferred Sources‘ sulle loro pagine. Chi viene selezionato come fonte preferita ha un vantaggio concreto: i siti selezionati come Preferred Sources hanno maggiori probabilità di apparire in Top Stories. E nelle AI Overviews e AI Mode, questi siti possono essere evidenziati con il badge ‘preferred’.
Cosa succede al tuo contenuto se due utenti vedono due ranking diversi?
La contraddizione è tutta qui: l’information gain premia chi aggiunge informazione nuova rispetto alla SERP, ma il punteggio è per utente e per sessione. Se un utente ha già selezionato le sue fonti preferite, il confronto non avviene più tra la tua pagina e i concorrenti, ma tra la tua pagina e le pagine che quell’utente ha già scelto. Di conseguenza, ottimizzare solo per l’information gain diventa un rischio: puoi produrre contenuti semanticamente unici che però non entrano nel radar perché l’utente ha già dato il telecomando a pochi publisher. Per chi lavora sul traffico organico, domani mattina la priorità non è solo scrivere meglio, ma capire se il tuo sito può diventare una fonte selezionabile, e come rendere il tuo contenuto abbastanza distintivo da giustificare la scelta esplicita.



