Con priorità standard la copertura resta completa, ma i tempi si allungano per i ritardi imposti da Google

Alla fine di agosto Google ha introdotto nei risultati di ricerca i passthrough google.com/goto, trasformando i link organici in redirect lato server. Secondo l’aggiornamento pubblicato da DataForSEO, l’azienda ha risposto lo stesso giorno e afferma di aver risolto con successo il 99,99% degli URL GoTo al momento del rollout. Poi, nei giorni scorsi, è arrivato il vincolo: con priorità High Priority e Live, a causa del throttling di Google, circa la metà degli URL resta irrisolta. Tra il 99,99% e il 50% c’è un meccanismo di rate limiting che vale la pena smontare con precisione.

Il paradosso del 99,99%

Il dato iniziale andrebbe letto come un’istantanea: al rollout, prima che Google imponesse limiti strutturali, DataForSEO riusciva a risolvere quasi tutti gli URL. Nei giorni scorsi Google ha introdotto un limite al numero di URL GoTo risolvibili in un certo periodo da una singola pagina SERP; in alcuni casi il ritardo può arrivare a 120 secondi per URL. Con priorità High Priority e Live, dove i vincoli di tempo sono stretti, il throttling si traduce in circa il 50% di URL risolti. Con priorità standard, invece, DataForSEO afferma di risolvere tutti gli URL GoTo, ma i tempi di esecuzione possono aumentare a causa dei ritardi imposti da Google.

In pratica, la metrica perfetta del rollout si scontra con un vincolo operativo: la risoluzione non è più un fatto binario, ma una funzione del tempo e della priorità. Il 99,99% non è una garanzia di copertura stabile, bensì un picco registrato in una finestra in cui il throttling non era ancora stato applicato con la stessa intensità. Ma perché Google ha introdotto questi redirect? E perché impone limiti così stringenti?

La mossa anti-bot di Google e i suoi effetti

La risposta sta nella strategia anti-bot di Google. Come riportato da Derek Perkins su X, nella prima settimana di agosto è stato ampiamente segnalato il primo test importante di una misura che elimina tutti i link lato client in favore di redirect server-side google.com/goto. L’obiettivo è rendere più difficile l’estrazione automatica dei link. Google, interpellata da Search Engine Roundtable, ha dichiarato: “We have a long history of deploying technical measures against evolving forms of abuse, and we regularly take steps to protect our services and users.”

La sequenza è coerente: nella prima settimana di agosto il primo test importante, alla fine di agosto l’introduzione dei passthrough google.com/goto nei risultati di ricerca e, nei giorni scorsi, il limite di risoluzione per singola pagina SERP. La mossa anti-bot riduce i link lato client e sposta la complessità su redirect server-side che possono essere rallentati in modo selettivo. Con queste premesse, come stanno reagendo i provider di dati?

Workaround temporanei e status page: la gara è appena iniziata

E infatti i provider non stanno a guardare. Secondo quanto riportato da Search Engine Journal, lo scorso 31 ottobre Serper ha dichiarato di aver trovato un altro modo per ottenere gli URL reali e che tutti i link dei risultati li contenevano di nuovo, definendo la soluzione “probabilmente temporanea”. La status page di SerpApi, invece, riporta un evento del 30 ottobre scorso: la sua Google Search API restituiva link “goto” invece dei link normali per i risultati organici, e il problema risulta risolto entro il 2 novembre.

Il quadro è quello di una rincorsa con patch continue: ogni provider cerca un varco per ripristinare gli URL reali, ma nessuno lo presenta come stabile. Resta incerto quanto a lungo i workaround reggeranno. Il dato operativo da monitorare non è più solo la quota di URL risolti, ma la sua stabilità nel tempo e il segnale di quando il 50% tornerà a salire o scendere in base alla priorità. Se Google chiuderà anche questi nuovi varchi, la metrica del 99,99% resterà un ricordo di un’epoca senza throttling.