La modifica riguarda l’attributo structured_title, ma la policy anti-spam si estende a tutti i contenuti generati dall’IA
Nessun comunicato stampa, nessun tweet dal Search Liaison: è cambiata una riga nella documentazione ufficiale di Google Search Central e pochi l’hanno notata. Google ora chiede che i dati di prodotto generati dall’IA, come gli attributi titolo e descrizione, vengano specificati separatamente ed etichettati come generati dall’IA. Per chi fa SEO e-commerce, questo dettaglio tecnico è più rumoroso di un core update.
La riga cambiata che nessuno ha visto
L’aggiornamento nella documentazione è chirurgico: i dati di prodotto generati dall’IA, come gli attributi titolo e descrizione, devono essere specificati separatamente ed etichettati come generati dall’IA. Niente annunci dal Search Liaison, niente thread su X: solo una modifica operativa nella documentazione ufficiale. Eppure le implicazioni sono concrete per chiunque gestisca un feed di prodotto. Non si tratta solo di trasparenza: Google sta tracciando una linea netta tra ciò che è generato dall’IA e ciò che non lo è, e chiede a chi pubblica di fare lo stesso. Ma perché una modifica così tecnica dovrebbe interessare chi non gestisce un feed di prodotto? La risposta sta nella policy anti-spam che Google ha rafforzato.
L’IA senza valore è spam, anche se la produce Bing
La modifica sul feed di prodotto non è isolata: arriva dopo un irrigidimento delle policy anti-spam che ha ridisegnato il perimetro di ciò che Google considera accettabile. Il principio di fondo è enunciato con chiarezza: usare strumenti di intelligenza artificiale generativa per creare molte pagine senza aggiungere valore per gli utenti può violare la politica di spam di Google sull’abuso di contenuti su larga scala. Il punto non è l’automazione in sé, ma il valore aggiunto — o meglio, la sua assenza. E c’è un limite strutturale che rende la valutazione ancora più severa: i modelli generativi non recuperano fatti, ma prevedono una probabile sequenza di parole basandosi sui loro dati di addestramento. Per questo i loro output possono contenere imprecisioni note come allucinazioni. Quando Google valuta i contenuti, tiene conto anche di questo.
La posizione di Google non è nuova, ma si è evoluta. Già nel 2023 l’azienda aveva dichiarato che usare l’automazione, inclusa l’IA, per generare contenuti con lo scopo principale di manipolare il posizionamento nei risultati di ricerca viola le sue politiche antispam. A marzo 2024 la policy è stata rafforzata per contrastare la produzione di contenuti su larga scala finalizzata a migliorare il posizionamento, indipendentemente dal fatto che siano coinvolti automazione, esseri umani o una combinazione di entrambi. Le linee guida per i valutatori della qualità della ricerca — i quality raters che calibrano gli algoritmi — includono sezioni specifiche sull’abuso di contenuti su larga scala (sezione 4.6.5) e sui contenuti principali creati con poco o nessuno sforzo, originalità e valore aggiunto (sezione 4.6.6). In altre parole: la responsabilità non si scarica sullo strumento.
Il segnale più chiaro che la direzione è consolidata arriva dal panorama competitivo: Bing è passato dal dichiarare tutti i contenuti generati da macchine «maligni» al colpire solo i contenuti privi di supervisione editoriale, allineandosi esplicitamente alla posizione di Google. Se anche il concorrente si allinea, il rischio non è più teorico. La domanda diventa: come si traduce tutto questo per chi gestisce un e-commerce?
Il campo structured_title è il nuovo checkpoint
Dalla policy al feed: il requisito tecnico indicato da Google è preciso. I titoli di prodotto creati con l’IA generativa devono utilizzare l’attributo strutturato [structured_title]. Non è più sufficiente generare un titolo e caricarlo nel campo standard del feed: Google chiede che i titoli generati dall’IA vengano separati e inseriti nell’attributo dedicato. Chi ha già automatizzato la creazione di titoli e descrizioni prodotto con modelli generativi deve rivedere il proprio flusso di alimentazione: senza questo passaggio, i dati non saranno conformi alle linee guida.
L’implicazione operativa va oltre il singolo attributo. Le pagine generate in massa vanno verificate per valore aggiunto: la modifica nella documentazione non è un dettaglio burocratico, ma il punto di controllo in cui la policy anti-spam incontra il lavoro quotidiano di chi gestisce un feed. La conformità non è più una scelta di etica SEO: è una condizione per restare visibili. Quanti dei tuoi titoli prodotto generati dall’IA sono ancora nel campo sbagliato?
Domani mattina apri il feed di prodotto e controlla il campo structured_title: è lì che si decide se i tuoi titoli generati dall’IA sono conformi o a rischio. La domanda non è più se usare l’IA, ma se sai dimostrare che aggiunge valore.




