Google ha aggiunto l’unsubscribe solo per i contractor esterni, non per i propri dipendenti
Chi gestisce campagne Google Ads conosce bene quel riflesso condizionato: vedere l’anteprima di un’email da un «Google Ads expert» e pensare subito «quanto tempo mi costerà questa chiamata?». Nei giorni scorsi, però, in alcune di quelle email è comparso un piccolo link: unsubscribe. La segnalazione arriva da un post su LinkedIn di Emmanuel Flossie, fondatore di FeedArmy, che ha notato la novità e ne ha immediatamente evidenziato il limite più grosso: il tasto non compare ovunque.
Il tasto che mancava (e dove manca ancora)
Come riportato da un articolo di Seroundtable, Google ha inserito l’opzione di annullamento dell’iscrizione proprio in quelle comunicazioni che invitano a prenotare una chiamata con un esperto. Un gesto concreto dopo anni di lamentele da parte degli advertiser. Ma l’analisi di Flossie smonta subito l’entusiasmo: «L’unsubscribe non è su tutte le email. Quelle su cui l’ho visto sono tutte le email XWF (le terze parti di Google), non quelle dei rappresentanti diretti di Google». In pratica, il link funziona solo per i contractor esterni (il programma XWF), mentre i rep assunti direttamente da Google continuano a scrivere senza offrire alcuna via d’uscita automatica.
E non è l’unica precisazione da fare. Anche dove compare, quel bottone agisce a livello di singolo account. Come spiega un’analisi su PPC Land, la disiscrizione non è globale: se gestisci più account Google Ads, dovrai ripetere l’operazione su ciascuno di essi. Per chi amministra decine di clienti, è un sollievo parziale, non certo una soluzione automatica.
La vera partita: 53.088 dollari a email
In quella denuncia si ricordava un dato che mette i brividi a qualunque dipartimento legale: ogni singola email non conforme può comportare sanzioni fino a 53.088 dollari, come stabilito dalla FTC già nel 2024. A rendere la posizione di Google ancora più delicata è il principio per cui le aziende sono legalmente responsabili per la conformità delle terze parti che agiscono per loro conto. I contractor XWF, in altre parole, esponevano Mountain View a un rischio concreto e moltiplicabile per ogni destinatario. L’introduzione del link di unsubscribe, limitato proprio ai messaggi dei partner esterni, appare come una contromisura chirurgica: si copre il fronte più vulnerabile senza estendere la stessa logica ai rep interni, che restano fuori dal perimetro della modifica.
La discrepanza non è irrilevante per chi fa performance marketing tutti i giorni. Il rischio legale, seppur lontano dalla scrivania di un media buyer, si traduce in un’esperienza utente ancora piena di attriti: alcune email si possono silenziare con un clic, altre no. E per i rep diretti, la pressione a prenotare una chiamata rimane inalterata.
Cosa fare lunedì mattina
Dal tribunale alla gestione quotidiana delle campagne, il passaggio è immediato. Se lavori su un account che riceve comunicazioni da contractor XWF, da oggi puoi usare il link di unsubscribe. Ma attenzione: la disiscrizione vale solo per quell’account e non blocca i messaggi dei rep diretti. Per questi ultimi, l’unica arma resta quella di sempre: creare filtri manuali su Gmail o sul client di posta, magari intercettando le parole chiave «book a call» o «Google Ads expert» e archiviando automaticamente il messaggio.
Il consiglio, insomma, non cambia. Anche dove l’unsubscribe è disponibile, per gli account multipli il lavoro da fare è ancora in gran parte manuale. E restano necessari quei filtri che molti avevano già impostato per arginare il flusso. La novità è un passo avanti, ma non copre tutto il perimetro del problema.
L’unica certezza, oggi, è che filtri e regole restano gli strumenti più efficaci. Per ora.




