Il nuovo controllo di Google sulle AI Overviews si rivela un meccanismo che favorisce i brand già affermati
Se hai mai gestito una campagna su Google Ads, sai che quando una piattaforma cambia le regole del gioco, l’unica certezza è che qualcuno pagherà il conto. E spesso sei tu. Google ha appena annunciato un nuovo controllo per i proprietari di siti sulle AI Overviews: in teoria, scegli se far apparire i tuoi contenuti nei riassunti generativi o no. In pratica, è un’illusione di potere. Perché chi opta out perde l’accesso a 2,5 miliardi di utenti AI Overviews, e chi resta dentro si affida a un algoritmo che, come dimostrano anni di dati, premia solo chi è già forte.
Navboost e l’algoritmo che già decide per te
Il nuovo controllo non cambia i meccanismi di ranking sottostanti. Durante il processo antitrust United States v. Google, il VP of Search Pandu Nayak ha dichiarato sotto giuramento l’importanza di Navboost tra i segnali più critici in Search. Navboost è un sistema di re-ranking di Navboost basato su 13 mesi di click data aggregati per query, device e location. In pratica, se un tuo sito non ha già un volume di click storico su una query specifica, Navboost ti penalizza. A questo si aggiungono la specializzazione tematica del sito (siteFocusScore) e l’autorità architetturale del sito (siteAuthority), consultata prima del ranking completo. Tutti segnali che favoriscono i brand consolidati. Per chi gestisce campagne, significa che l’AI Overviews non è un canale nuovo da conquistare con il budget: è un riflesso della brand authority già costruita. Se il tuo brand non è forte su una query, difficilmente comparirà nei riassunti, indipendentemente da quanto spendi in ads.
Il prezzo da pagare: il doppio click Preferred Source e l’illusione della scelta
Google ha annunciato di aver iniziato a testare il test del nuovo controllo che consente ai siti di decidere se apparire nelle funzionalità generative di AI. Ma il trade-off è esplicito: nessun traffico opt-out – chi sceglie di non partecipare non riceve impressioni né traffico da AI Overviews e AI Mode. E i numeri sono enormi: i 2,5 miliardi di utenti AI Overviews e il miliardo di utenti AI Mode. Per un advertiser, rinunciare a questo bacino significa tagliare via una fetta crescente di search. Ma c’è di peggio: Google ha anche documentato doppio click Preferred Source: gli utenti cliccano due volte più spesso su un link marcato come fonte preferita. Questo significa che i brand già forti – quelli che Google già seleziona come “preferred” nei test – ottengono un bonus di traffico organico, mentre chi non ha brand equity viene invisibile.
La scelta non è tra controllo e visibilità: è tra essere esclusi o essere spettatori di un sistema che moltiplica i vantaggi dei dominanti.
Cosa significa per chi gestisce budget pubblicitari
Se stai pianificando campagne per un brand con poca brand authority, devi sapere che l’AI Overviews non sarà un canale che puoi comprare con il budget display o search. I tipi di siti in AI Overviews seguono una formula standard: siti specializzati di settore, piattaforme comunitarie, YouTube, enti educativi/governativi e social media. Se il tuo sito non rientra in quella combinazione, è probabile che l’algoritmo non ti selezioni, indipendentemente dal tuo bid. Per i media buyer, l’implicazione è chiara: il budget per il nuovo controllo è tempo e risorse sprecate se non è accompagnato da una strategia di brand building. In pratica, l’unico modo per “farlo funzionare” è avere già un brand forte. Se non ce l’hai, meglio concentrare il budget su canali dove puoi ancora competere, come search classico o social ads, piuttosto che inseguire un’illusione di potere che Google ti vende come scelta.
Alla fine, la domanda per chi gestisce campagne è una sola: hai intenzione di pagare per avere il controllo di non essere visto, o preferisci investire per costruire la brand authority che ti farà guadagnare la visibilità gratuita? Perché il nuovo controllo non è un’opzione: è un test che seleziona chi può permettersi di restare in gioco.




