Il click come metrica regina cede il passo agli agenti che agiscono per conto dell’utente
Hai presente quando cambia l’algoritmo di Google e nel giro di una notte il CPA delle tue campagne Demand Gen sale del 15%? Ora moltiplica quella sensazione per dieci. Perché quello che sta arrivando non è un aggiornamento del ranking: è la fine del click come lo conosciamo.
Sundar Pichai, nella primavera del 2026, ha descritto la traiettoria di Search con due parole che cambiano tutto per chi alloca budget: Search e agenti come unico prodotto. Non è una suggestione da keynote. È un reset dell’infrastruttura su cui abbiamo costruito quindici anni di performance marketing.
“Gran parte delle query informative diventeranno agentiche. Completerai task. Avrai molti thread in esecuzione.”
Pichai fotografa un Search che non restituisce più una lista blu di link, ma un agent manager: un orchestratore di operazioni in background. Per un media buyer, significa che la finestra tra l’intenzione e l’azione si restringe fino a sparire.
E con lei, il dato che abbiamo sempre ottimizzato: il click.
L’ultimo click non esiste più
Su Chrome, l’AI Mode nella barra degli indirizzi è già realtà. Gli agenti di ricerca eseguono query in background troppo lunghe per un singolo click. E la funzione di auto-browse di Chrome compila moduli, completa prenotazioni e finalizza acquisti con permessi a livello di sistema operativo.
Traduzione operativa: la sessione utente che conoscevamo — impressione, click, landing page, conversione — si sbriciola. Se l’agente agisce per conto dell’utente, il pixel di conversione potrebbe non scattare mai, o scattare in un contesto che non hai potuto influenzare con targeting e creatività.
Nick Fox lo ha detto senza giri di parole: gli utenti non vogliono sentire cosa dice l’AI, vogliono la voce di chi ha provato il prodotto. Il segnale di fiducia si sposta sull’esperienza umana verificabile. Per i brand, questo significa che i contenuti devono essere pronti a essere letti, interpretati e riportati da un agente, non solo cliccati da un dito.
20 ore risparmiate al mese e un monito da Gartner
Mentre i motori si trasformano, le operation di marketing iniziano a rincorrere. Il team di Ahrefs ha costruito su Letaido un agente per il refresh automatico dei contenuti che ogni mese estrae dati freschi per 14 dataset, combinando volumi di parole chiave e citazioni AI. Il risultato sono almeno 20 ore al mese risparmiate su attività che prima divoravano tempo ai team di contenuti.
Non è automazione fine a se stessa. Ryan, Director of Content Marketing, ha replicato la stessa automazione mensile per i suoi contenuti data-driven. E il sistema ha un perimetro chiaro: due soli compiti restano umani, giudicare l’output dell’agente e pubblicare. Tutto il resto — dalla raccolta dati alla formattazione — è delegato.
Il trade-off esiste, ed è noto. La stima di Gartner sull’automazione agentica indica che più del 40% dei progetti sarà abbandonato entro la fine del 2027. Non è un freno: è un filtro. Sopravvive chi progetta automazioni con uno scopo preciso e un controllo umano stretto, esattamente come ha fatto Ahrefs.
Ottimizzare per un agente, non per un click
Se l’agente diventa il gatekeeper, il performance marketer deve imparare a ottimizzare per lui. A giugno 2026 Google ha integrato l’uso del computer in Gemini 3.5 Flash e reso disponibile Gemini Omni Flash via API. Significa che gli agenti vedranno schermate, compileranno form e prenderanno decisioni in contesti visivi reali. Il tuo annuncio, la tua landing page, il tuo feed di prodotto: tutto deve essere machine-readable prima ancora che persuasivo per l’occhio umano.
Sul fronte paid, Google sta già spostando l’asticella: Gemini fornirà insight creativi per le campagne Demand Gen su YouTube, suggerendo quali elementi visivi usare per alzare le performance. Anche qui il controllo si sposta: non scegli più solo il formato, scegli i mattoni che un agente assemblerà in tempo reale.
Prepararsi significa tre cose. Primo: rendere i dati dei prodotti e dei servizi accessibili via API in tempo reale — un agente che deve prenotare un appuntamento non aspetterà un feed aggiornato ogni 24 ore. Secondo: investire in contenuti autentici, firmati da persone, che gli agenti possano citare come fonti affidabili. Terzo: accettare che il click non sarà più la metrica regina, e iniziare a misurare il valore sulle conversioni assistite e sulla visibilità nei thread agentici.
Pichai ha promesso che tra cinque anni Search continuerà a inviare traffico al web. Ma il traffico non sarà più un’abitudine da tracking tradizionale. Sarà una connessione tra agenti e risorse verificabili. Il click muore. L’agente no. E il budget andrà dove l’agente sceglie di atterrare.




