Google conferma il passaggio a query generative più lunghe e complesse, con ricerche di pianificazione in forte crescita su AI
Se stai ancora allocando il budget search con lo stesso mix di sempre, il dato successivo potrebbe farti rivedere la pianificazione per il prossimo trimestre. Google ha annunciato nuove opportunità e controlli per proprietari di siti che confermano come AI Overviews abbia superato i 2,5 miliardi di utenti attivi mensili. Non è solo un numero: è il segnale che l’ecosistema delle query si sta spostando verso formati generativi. Il raddoppio delle query ogni trimestre su AI Mode non è un’anomalia: è la nuova normalità.
E ogni query è in media tripla in lunghezza rispetto a una ricerca tradizionale. Tradotto per chi gestisce campagne: keyword corte e intenti semplici lasciano spazio a richieste complesse, spesso legate a pianificazione. Le query di pianificazione su AI Mode crescono l’80% più veloci del resto delle ricerche AI. Se il tuo competitor sta già ottimizzando per questo tipo di intento, tu stai ancora inseguendo il CPC della coda corta.
Quando la SERP non è più una lista – e i clic si comprimono
Il punto è che la pagina dei risultati non è più un semplice elenco di dieci link blu. Google può ora unire AI Overviews, annunci di testo, shopping, notizie, video e local pack in un’unica SERP dinamica. E AI Mode permette l’estensione della ricerca con domande di follow-up che intrappolano l’utente dentro l’interfaccia AI, senza clic verso i siti. Il risultato è una riduzione dei clic tradizionali che impatta direttamente CPA e ROAS. Chi lavora solo su search ads tradizionali vede calare il volume di sessioni direttamente attribuibili. Non è un bug: è la piattaforma che si trasforma.
Il brief integrato: come unire SEO, PPC e contenuti senza silos
La risposta non è buttare più budget su Google Ads sperando che la coperta si allunghi. Come spiega un’analisi di Search Engine Journal, serve un brief integrato che funzioni da accordo operativo condiviso tra canali organici, a pagamento e contenuti. Questo brief deve contenere tre pilastri: obiettivo di business, pubblico e intento di ricerca, e panorama SERP. Il caso concreto riportato parte da un obiettivo preciso: aumentare le richieste di demo qualificate da leader operativi nel mercato dell’automazione dei magazzini. Il team ha unito SEO per le pagine di soluzione, PPC per il confronto fornitori e contenuti specifici per il sourcing. Il risultato? Copertura aumentata su ogni fase del funnel. AI Mode abilita un cambiamento del percorso del ricercatore che richiede risposte coerenti su tutti i touchpoint.
Un esempio recente arriva da una società di servizi professionali B2B nell’edilizia commerciale. Hanno applicato lo stesso approccio: un unico brief per ricerca, annunci e contenuti, con obiettivo di incrementare lead qualificati da project manager che cercano servizi di costruzione modulare. In pratica, hanno smesso di ottimizzare SEO e PPC in modalità separate e hanno iniziato a lavorare sull’intento di ricerca complesso che AI Mode cattura. Il pay-off? Costo per lead in calo e volume di richieste in crescita, senza dover aumentare il budget del 30%.
La lezione per chi gestisce campagne è chiara: non si tratta solo di impostare Performance Max o attivare CAPI. Si tratta di riscrivere il brief di partenza, allineando ogni attivatore (organico, a pagamento, contenuto) su cosa deve rispondere la SERP quando un utente fa una domanda lunga, di pianificazione, multimodale. Se ancora lavori con silos separati, il prossimo trimestre ti ritroverai a guardare i tuoi CPA salire mentre i competitor prendono i clic che non ci sono più.




