Il 97% dei file llms.txt non genera traffico mentre Google premia chi ha già un pubblico
Se pubblichi contenuti da anni e vedi il traffico stagnare mentre Google Discover ti ignora, non è colpa dell’algoritmo: è che il posizionamento non si vince più con la scala. Il lancio dei Search Profiles il 4 giugno 2026 e la fotografia a freddo del traffico verso i file llms.txt disegnano uno scenario netto: Google premia chi ha un pubblico, non chi ha solo un archivio di pagine.
Il miraggio dell’llms.txt: 97% di file mai letti
Chi sperava di farsi indicizzare dalle AI generando un file llms.txt farebbe meglio a guardare i log. Secondo lo studio Ahrefs su 137.000 domini, solo il 28% dei siti che usano Ahrefs Web Analytics pubblica un file llms.txt, e il 97% di quei file non ha generato traffico a maggio 2026.
Dei circa 38.000 domini con un file valido, il 97% non ha ricevuto alcuna richiesta per quel file nel mese. E se pensavi di proteggerti bloccando i bot, le richieste da AI bot per file inesistenti sono zero.
I pochi file che ricevono traffico lo devono per il 96% a bot, ma attenzione: il 77% di quei bot non proviene da strumenti AI. GPTBot guida la classifica, seguito da Claude-Code – ma il numero totale di richieste è trascurabile. John Mueller di Google è stato lapidario: l’llms.txt «non è fatto per la ricerca» e rappresenta «una stampella temporanea, forse per risparmiare token» per tool di coding. Ha aggiunto che chi controlla i propri log troverà pochissimo traffico da AI agent. Se ancora stai ottimizzando per l’llms.txt, stai investendo in un vicolo cieco.
Search Profiles: la nuova vetrina che premia il seguito sociale
Il vero movimento è altrove. Google ha lanciato i Search Profiles per publisher e creator: uno spazio condivisibile dove mostrare articoli, video e post social. L’elemento chiave è il requisito di un seguito considerevole su almeno una piattaforma social o video per poter richiedere il profilo. Non basta più il contenuto: serve un pubblico che ti segua già altrove.
Il profilo permette la personalizzazione con avatar, biografia e link a siti e social, e offre un luogo centrale per aggregare gli ultimi contenuti. Gli utenti possono seguire le fonti dal profilo per vedere più spesso quei contenuti su Discover. In pratica, Google trasforma la popolarità social in un fattore di ranking diretto per l’esposizione su Discover. Il lancio parte dagli Stati Uniti, ma la direzione è chiara.
Contemporaneamente, Google ha iniziato a testare nuovi controlli per website owner su come i loro link appaiono nelle funzionalità generative AI. I siti che scelgono di non partecipare non riceveranno traffico da quelle feature. Ancora una volta, la scelta è tra essere visibili o sparire – ma la visibilità dipende sempre meno dalla sola quantità di contenuti.
Perché pubblicare di più non funziona più (e non funzionerà)
L’analisi di Search Engine Journal lo conferma: il modello «blogging-for-dollars» con vaste librerie di contenuti ha retto quasi vent’anni, ma oggi molti grandi siti rimangono invisibili nelle risposte AI perché hanno presenza tematica ma non dominio tematico. Nel frattempo, molte organizzazioni aumentano la produzione di contenuti con l’AI proprio quando i sistemi di recupero premiano la coerenza invece della scala.
La conseguenza operativa è una sola. Domani mattina, se gestisci un sito: smetti di inseguire il volume. Il tuo tempo lo spendi a costruire un pubblico – newsletter, community, canali social attivi – e a centralizzare la tua autorevolezza in un Search Profile. La SEO non è più solo contenuti: è reputazione sociale misurabile da Google. Chi non ha un seguito dovrà crearselo, o restare fuori da Discover e dalle risposte AI. llms.txt non ti salverà.




