Il riconoscimento arriva mentre il traffico automatizzato supera quello umano, sollevando dubbi sulle metriche.
Chi lavora sulle conversioni conosce questo paradosso. Poco più di una settimana fa, il 22 ottobre, Microsoft Advertising ha annunciato i vincitori dei Partner Awards 2026 per la regione Asia-Pacifico. Tra i premi ci sono l’integrazione di Copilot nei flussi di lavoro e l’eccellenza nell’integrazione dei dati. Nello stesso ecosistema, però, il traffico automatizzato cresce otto volte più in fretta di quello umano. Si premiano le agenzie che lavorano meglio con le macchine proprio mentre le macchine diventano una quota crescente del pubblico. Non è una notizia dell’ultima ora. È un buon motivo per chiedersi che cosa stiamo misurando quando parliamo di performance.
Cosa ha deciso di premiare Microsoft
I vincitori dicono molto su cosa il mercato considera oggi un partner eccellente. L’AI Innovation Award è andato a Zenith Media, che ha integrato Copilot nei team e nei flussi operativi. Simprosys InfoMedia ha vinto due riconoscimenti: il Data Integration Excellence Award e il titolo di Channel Partner of the Year. LS Digital ha conquistato l’Emerging Markets Growth Award insieme ai clienti ACKO General Insurance e Tata AIG, e ha ricevuto anche il premio Rising Partner of the Year. Publicis è stata nominata Agency Partner of the Year per l’area APAC.
Il programma ha una storia lunga. Già lo scorso anno Microsoft aveva celebrato la decima edizione annuale dei Partner Awards, presentandola come il segno di dieci anni di collaborazione con i partner dei livelli Select ed Elite. L’azienda ha detto di voler riconoscere la loro leadership e il loro impegno verso l’eccellenza. Il criterio implicito nelle categorie 2026 è chiaro: AI, dati e crescita nei mercati emergenti. Manca però un elemento. Le categorie dicono che i dati vengono integrati bene, ma non dicono quanto descrivano il comportamento reale degli utenti.
Il pubblico che non è più solo umano
Se il mercato premia chi integra AI e dati, bisogna chiedersi su quale traffico vengono raccolti quei dati. È Microsoft stessa a dare l’indicazione più netta. Già ad aprile, in un’analisi sulle tre ere del web, l’azienda scriveva che il traffico automatizzato cresce 8 volte più velocemente di quello umano. Aggiungeva che il traffico generato da browser agentici è aumentato di circa l’8.000% su base annua. Il secondo dato parte con ogni probabilità da una base piccola, quindi la percentuale va letta con cautela. La direzione, però, non lascia dubbi.
Accanto a questi numeri c’è un dato di contesto. Nei risultati finanziari diffusi da Microsoft la scorsa estate, i ricavi della pubblicità search al netto dei costi di acquisizione traffico sono cresciuti del 10%, ovvero del 9% a valuta costante. È una crescita solida, e non c’è motivo di metterla in dubbio come dato contabile. Il problema è un altro: una metrica di crescita non dice chi l’ha generata. Un aggregato può salire per molte ragioni diverse, e se non si scompone non si sa quale di queste ragioni sta pesando.
Per chi fa sperimentazione la questione è molto concreta. Un test A/B si basa su un’ipotesi semplice: le due varianti ricevono campioni comparabili della stessa popolazione. Supponiamo che una quota crescente di visite arrivi da agenti, cioè software che navigano, confrontano e magari completano azioni per conto di un utente. In quel caso la popolazione cambia mentre il test è in corso. Il tasso di conversione può spostarsi senza che sia cambiato il comportamento delle persone. Il ROAS può sembrare migliore o peggiore per effetto della composizione del traffico, non della campagna. Anche una significatività statistica corretta diventa meno utile se il campione mescola due popolazioni con logiche decisionali molto diverse. Il test è valido sul piano matematico, ma la conclusione che se ne ricava è debole.
Cosa andrebbe misurato dopo
Torniamo ai vincitori e guardiamoli con questa lente. Zenith Media ha portato Copilot nei processi interni. Simprosys InfoMedia ha integrato i dati meglio degli altri. LS Digital ha fatto crescere i clienti in mercati emergenti. Sono risultati concreti. Restano però alcune domande. Quanta parte dei dati integrati descrive persone, e quanta descrive agenti? Una crescita nei mercati emergenti resiste se si separa il traffico umano da quello automatizzato? Un’ottimizzazione che vince oggi vincerà ancora quando gli agenti saranno una parte più ampia del funnel?
Non c’è una risposta definitiva, ed è giusto riconoscerlo. C’è però un’ipotesi da testare prima di dichiarare vincente qualsiasi esperimento: segmentare il comportamento umano da quello automatizzato e verificare che il risultato regga in entrambi i segmenti. I premi misurano quanto bene le agenzie lavorano con l’AI. Il prossimo esperimento serio dovrà misurare quanto del pubblico che converte, o che sembra convertire, è ancora fatto di persone.




