Microsoft analytics: ora puoi modificare i termini per classificare le query branded in AI Visibility.
Chi gestisce campagne sa che la riga tra query branded e non-branded non è un dettaglio da report: è la linea che separa il budget che difende il brand dal budget che compra domanda. Clarity, fino a ieri, decideva da solo dove tracciarla. Ora no. Ieri, 29 settembre, Microsoft Clarity ha annunciato la possibilità di personalizzare i Brand Terms usati per classificare le query branded nella dashboard AI Visibility: la lista iniziale è pre-popolata, si modifica da Settings > AI Visibility e accetta abbreviazioni, grafie alternative, nomi localizzati, traduzioni e refusi comuni.
La definizione di “branded” ora la decidi tu
Fino a ieri la classificazione era automatica: Clarity applicava la sua lista e basta. Ora no: da Settings > AI Visibility puoi aggiungere, modificare o rimuovere i Brand Terms. La lista iniziale è pre-popolata, ma il punto non è accettarla: è rifinirla. Aggiungere abbreviazioni, grafie alternative, nomi localizzati, traduzioni e errori di battitura comuni non è manutenzione da foglio Excel: è definire cosa il sistema deve considerare domanda che ti cerca per nome. La distinzione non nasce oggi: ad agosto Clarity aveva già introdotto la segmentazione delle query branded e non-branded nella dashboard AI Citations, separando le query di grounding usate dai sistemi AI per cercare informazioni di supporto. Automatismo e controllo, però, sono due livelli diversi.
Ma avere il controllo sulla classificazione serve solo se cambia il modo in cui leggi i numeri. Cosa cambia davvero per chi deve rendicontare la visibilità AI?
La riga che separa il budget dal posizionamento competitivo
Cambia perché la visibilità AI non è una metrica unica: è un mix di domanda che ti cerca per nome e domanda che ti scopre per bisogno. Se il report unisce le due, un chief marketing officer non sa quanto del traffico AI dipende dal brand già costruito e quanto dalla capacità di intercettare intenzioni nuove. La personalizzazione dei Brand Terms riduce questo rumore, permettendo di capire se la visibilità è trainata dal marchio o dalla domanda di categoria. Secondo Search Engine Journal, la personalizzazione offre ai chief marketing officer un quadro più chiaro di dove arriva la visibilità AI e dove i concorrenti possono avere un vantaggio, e rende più incisiva l’analisi competitiva.
Il discorso non è solo tattico. Clarity ha introdotto un nuovo set di report focalizzati sulla ricerca AI, con dashboard per visibilità, citazioni, quota di mercato e ottimizzazione dei contenuti. Aleyda Solis, consulente SEO internazionale, ha scritto che Clarity è diventata la piattaforma di analytics da installare su tutti i suoi siti e che si posiziona come il miglior fornitore gratuito di dati sulla ricerca AI. Per chi gestisce budget, questo significa che il dato AI gratuito di Clarity può diventare il punto di partenza della lettura competitiva.
Resta però un nodo: la precisione sul branded serve solo se il tool copre abbastanza superfici per rendere il confronto competitivo credibile. E qui il confronto si allarga.
Cosa fare ora (e dove Clarity non basta ancora)
Il confronto si allarga a chi copre più motori di risposta AI: Google AI Overviews, AI Mode, ChatGPT, Perplexity e Gemini. La prima mossa, per chi gestisce campagne, è entrare in Settings > AI Visibility e aggiungere abbreviazioni, grafie alternative, traduzioni e refusi: così la quota branded non viene gonfiata da varianti scritte male. Ma va anche letto il limite: Semrush analizza le risposte AI su Google AI Overviews, AI Mode, ChatGPT, Perplexity e Gemini con report aggiornati automaticamente ogni settimana. Clarity offre gratuità e controllo sulle definizioni; Semrush offre ampiezza di superfici. La domanda finale non è se Clarity sia sufficiente, ma se la gratuità di un dato parziale può convivere con il costo di un quadro completo.
La personalizzazione dei Brand Terms va attivata subito, ma va letta come un tassello di una strategia di misurazione AI più ampia: chi controlla le definizioni controlla il racconto, ma solo chi incrocia più superfici vede il quadro competitivo vero.




