La piattaforma unificata ora si chiama Amazon Ads Agent e promette più clienti unici con costi per impression ridotti
Più del 25% di clienti unici aggiuntivi e una riduzione dei costi per impression superiore al 10% in media. Non sono le slide di un keynote, ma il risultato medio che Amazon attribuisce agli inserzionisti che applicano raccomandazioni di targeting in linguaggio naturale. Il dato è contenuto nell’annuncio ufficiale di Amazon Ads Agent, diffuso durante unBoxed 2026, e ha una caratteristica precisa: non descrive una promessa futura, ma un comportamento già misurabile.
La conferma arriva da chi le campagne le gestisce ogni giorno. Jason O’Toole, EVP, Head of Commerce & Retail Media di dentsu, ha dichiarato che «l’esperienza conversazionale in Amazon Ads Agent sta cambiando fondamentalmente il modo di lavorare dei nostri team. Piuttosto che passare ore nella configurazione manuale delle campagne e nell’ottimizzazione, ora possiamo fare ottimizzazioni guidate da decisioni umane direttamente».
Oltre il 25% di clienti unici: un dato, non un rebranding
Amazon Ads Agent è il nuovo nome della piattaforma unificata, ora alimentata da AI agentica. Ma il punto non è il nome. Il punto è che il linguaggio naturale per applicare raccomandazioni di targeting produce effetti concreti: più clienti unici e costi per impression ridotti. Per chi gestisce campagne Amazon, questo sposta l’asticella: se un’istruzione conversazionale genera ottimizzazioni prima affidate a setup manuali, il vantaggio competitivo si gioca sulla capacità di adottare questi flussi prima che diventino la norma.
Non è un caso isolato, e non nasce da un semplice cambio di denominazione. Il dato è il risultato operativo di una piattaforma che Amazon ha iniziato a ripensare ben prima dell’annuncio di oggi.
Da console e DSP separati all’agente: cosa c’è dietro Amazon Ads Agent
Per capire il dato bisogna tornare indietro. Già un anno prima dell’annuncio, Amazon aveva cominciato a unificare la propria console pubblicitaria e Amazon DSP in un’unica piattaforma, eliminando la necessità di account separati e della compilazione manuale delle metriche. È quanto emerge dal resoconto di unBoxed 2025, e spiega perché il nuovo nome non è un’operazione di facciata: l’infrastruttura era già in movimento.
All’edizione di quest’anno di unBoxed, Amazon ha presentato un Campaign Manager unificato che riunisce Amazon DSP e Ads Console in un unico strumento di acquisto. Lo ricostruisce un’analisi di Digiday. In parallelo, la società ha lanciato strumenti di AI agentica in grado di generare creatività, costruire campagne, raccomandare il targeting e scrivere query complesse di Amazon Marketing Cloud usando il linguaggio naturale. Il passaggio non è solo tecnico: cambia il punto di ingresso. Chi compra pubblicità non muove più soltanto budget all’interno di un’interfaccia, ma dialoga con un agente che traduce istruzioni in azioni.
C’è un ulteriore segnale di maturità: Full-Funnel Campaigns è ora disponibile per tutti gli inserzionisti negli Stati Uniti. Per un’azienda che fino a poco fa teneva separati console e DSP, rendere la pianificazione full-funnel accessibile a tutti è il vero indizio di una piattaforma pensata per funzionare come unico sistema, non come somma di strumenti.
DVA+ e Full-Funnel: cosa fare prima che ottobre diventi novembre
Se la piattaforma è unificata, il prossimo passo non è aspettare. DVA+ inizierà il rollout agli inserzionisti a partire dalla fine di ottobre, fino alla fine dell’anno. Si tratta di un nuovo formato pubblicitario che unisce annunci display video e audio prima gestiti separatamente, inclusi sponsored display, sponsored TV e le campagne programmatiche display video e audio. Lo spiega la ricostruzione di Marketing Dive.
Per chi gestisce campagne, la conseguenza pratica è duplice: da un lato c’è già oggi Full-Funnel Campaigns da testare negli Stati Uniti; dall’altro c’è un formato, DVA+, che semplifica i percorsi di acquisto programmatico e che arriverà a tutti gli inserzionisti entro fine anno. Non è un dettaglio: meno silos tra formati significa meno tempo speso a ottimizzare creatività duplicate e più controllo su un unico flusso.
E intanto il campo competitivo non sta fermo. Google ha fatto sapere che, dal lancio, AI Max è diventato il prodotto di annunci Search basati su AI con la crescita più rapida, come riportato nel blog ufficiale di Google su Ads & Commerce. Non è una minaccia astratta: anche lato Google l’automazione si sta spostando verso modelli conversazionali e pienamente gestiti. Il rischio, per chi gestisce Amazon Ads, non è il ritardo tecnologico,
ma il ritardo operativo.
Il benchmark esiste già, il linguaggio naturale per il targeting funziona e DVA+ è alle porte. Chi gestisce campagne Amazon domani mattina dovrebbe testare Full-Funnel dove disponibile e prepararsi al rollout di DVA+, prima che il vantaggio di oggi diventi lo standard di mercato.




