People Inc. conferma il calo del traffico da Google: -33% ora, con i publisher

Il segnale è già nei dati di ricerca. Nel giro di un trimestre, la quota di parole chiave per cui Google mostra le AI Overviews — le risposte generate con l’intelligenza artificiale che compaiono in cima alla SERP, la pagina dei risultati del motore — è passata dal 35% al 55% sui contenuti di People Inc., deprimendo il tasso di clic (CTR). I numeri sono riportati da AdExchanger e rilanciati in un’analisi pubblicata da The Rebooting nei giorni scorsi. Non è un update dell’algoritmo: è la ricerca che smette di restituire siti e inizia a restituire risposte. Secondo il Reuters Institute, il traffico da ricerca Google è già calato del 33% a livello globale e i referral da Discover del 21%, mentre i publisher temono un ulteriore -43% nei prossimi tre anni.

La SERP non è più un canale: 55% di AI Overviews e clic in caduta libera

Per chi lavora sul traffico organico, il dato di People Inc. andrebbe letto come un campanello d’allarme, non come un caso isolato. Secondo AdExchanger, nel primo trimestre le AI Overviews comparivano su circa il 35% delle keyword associate ai contenuti di People Inc.; nel secondo trimestre la quota è salita attorno al 55%, un raddoppio che, come dichiarato alla testata, «deprime decisamente il tasso di clic». Il problema non è il posizionamento: è che la pagina dei risultati si sta restringendo prima ancora che il click avvenga. Quando una risposta generata occupa la parte alta della SERP, anche la prima posizione organica smette di garantire traffico. In questo scenario le classiche leve tecniche — Core Web Vitals, E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness e Trust, i segnali di qualità che Google dichiara di valutare) — agiscono su un contenitore che, per alcune query, non manda più clic a prescindere.

Il dato del Reuters Institute sul -33% di traffico da ricerca e sul -21% dei referral da Discover va nella stessa direzione: non è un calo congiunturale, ma una riscrittura del patto implicito tra motore e publisher. Se il referral da Google diventa irrilevante, la domanda successiva è inevitabile: da dove arriveranno i ricavi?

Mike Reed verso l’abbandono di Google, News Corp abbraccia OpenAI: la doppia strada dei publisher

Le dichiarazioni dei CEO non lasciano spazio a dubbi sulla direzione. Nei giorni scorsi Mike Reed, CEO di USA Today Co, ha detto che i ricavi generati da Google stanno diventando «abbastanza piccoli da poterli abbandonare presto», e ha indicato la sua preferenza per «una combinazione di licensing e revenue share» con le aziende di intelligenza artificiale. È una presa di posizione che segna il distacco dalla dipendenza storica dalla ricerca: se il canale non paga più, l’archivio — e l’autorità che lo accompagna — diventa un asset da negoziare direttamente con chi addestra i modelli. Jon Roberts, chief innovation officer di People Inc, ha riassunto la posta in gioco: per avere buona AI «servono chip, energia e le informazioni da farci girare dentro».

Sull’altro fronte, l’annuncio ufficiale di News Corp e OpenAI descrive un accordo globale pluriennale che consente a OpenAI di mostrare i contenuti delle testate News Corp nelle risposte agli utenti. Robert Thomson lo ha definito «non una fine, ma l’inizio» di una partnership costruita sul valore dei contenuti nell’era digitale. Il contrasto è netto: da una parte chi ha già smesso di trattare Google come unico gatekeeper e sposta la contrattazione sul licensing, dall’altra chi ha firmato accordi strutturali con le AI. Resta però una domanda aperta: se tutti concedono in licenza gli archivi, il valore del contenuto è nel passato; cosa resta di unico da offrire alle AI?

Cosa fare domani: produrre informazione che le macchine non hanno ancora letto

La risposta non è nei tool, ma nella decisione editoriale. Jon Roberts ha criticato frontalmente l’assunzione che internet sia tutto ciò che è stato scritto e che «non ci sia bisogno di nuova scrittura». Il punto operativo è esattamente questo: se l’AI ha già letto tutto ciò che è su internet, il prossimo set di dati deve nascere da qualcosa che le macchine non possono generare da sole. I dati di addestramento di alta qualità sono descritti come l’ingrediente più scarso per l’addestramento dell’IA; non a caso la società di dati Mercor ha riunito 256 professionisti senior per costruire imprese simulate. Il caso del Boston Globe, che nei giorni scorsi ha generato oltre 4.200 abbonamenti grazie a una storia virale su un bar lesbico nel Massachusetts occidentale, mostra che l’informazione originale continua a convertire anche quando il traffico da ricerca si contrae.

La SEO non sparisce, ma cambia oggetto: non si inseguono più snippet e posizioni su Google, si costruisce informazione originale e dati proprietari che le AI non possono generare da sole. Domani mattina la scelta è tra ottimizzare una SERP che non manda più clic o investire in contenuti che valgono direttamente come asset di addestramento.