Nuove policy anti-spam, separazione contenuti terzi e rimozione formati arricchiti nei sistemi di classificazione.
Tra gli aggiornamenti elencati nella pagina degli aggiornamenti di Google Search, la prima metà del 2026 racconta un paradosso: Google ha eliminato i FAQ rich result dal 7 maggio, già a gennaio ha rimosso la documentazione per il tipo di dati strutturati practice problem e a luglio ha cambiato il modo in cui collega gli utenti alle pagine AMP. Eppure, nello stesso arco di tempo, ha introdotto un pulsante interattivo per far scegliere agli utenti la propria fonte preferita. Più controllo dichiarato, meno vetrina nei risultati: è un paradosso o una strategia?
Meno vetrina, più collegamento diretto
Partiamo dal paradosso. A luglio 2026 Google ha aggiornato il modo in cui collega gli utenti alle pagine AMP: ora porta gli utenti direttamente alle pagine host AMP dell’editore. In pratica, collega più direttamente al contenuto dell’editore. Ma, contemporaneamente, ha ridotto la vetrina nei risultati di ricerca: la funzionalità FAQ rich result non viene più mostrata dal 7 maggio 2026 e, già da gennaio, la documentazione per il tipo di dati strutturati practice problem è stata rimossa perché quel formato non è più mostrato nei risultati.
Ma queste modifiche non sono isolate: dietro c’è un disegno più ampio sulle fonti preferite e sulle regole anti-spam.
Le fonti preferite e il peso delle policy
Se la vetrina si restringe, Google ha però aperto un’altra porta: quella delle fonti preferite. Il nuovo pulsante interattivo “Preferred Sources” può essere incorporato dagli editori nelle loro pagine; quando un lettore lo clicca, aggiunge il sito come fonte preferita su Google e viene riportato immediatamente alla pagina dell’editore. Secondo Search Engine Journal, più di 600.000 fonti uniche sono state selezionate tramite Preferred Sources. La funzionalità è disponibile in tutte le lingue supportate da Google Search già da fine aprile 2026 e, a maggio, è stata estesa ad AI Overviews e AI Mode, dopo essere nata come strumento di personalizzazione per le Top Stories.
La porta delle fonti preferite, però, si apre in un contesto di regole più stringenti. Ad aprile 2026 Google ha aggiunto una nuova sezione alla policy anti-spam contro il “back button hijacking”. Sul fronte della reputazione del sito, la policy è stata ampliata già il 19 novembre 2024 per coprire contenuti di terze parti anche con coinvolgimento di prima parte. E dallo scorso 30 agosto, le azioni manuali legate alla policy non influenzano più i risultati di ricerca per gli utenti dell’EEA. Inoltre, la sezione interessata del sito può essere separata nei sistemi e, nel tempo, classificarsi indipendentemente dal resto del sito. Secondo Search Engine Journal, la nuova linea guida che vieta recensioni finte e incentivate non dichiarate comporta un avviso di azione manuale.
Resta da capire quante di queste fonti vedono davvero un vantaggio misurabile e cosa succede a chi resta fuori.
Cosa resta da misurare
Ed è qui che il marketing digitale si ferma a pensare. Se una fonte preferita può essere scelta da un lettore e riportata alla pagina dell’editore, quanto di questo segnale si traduce in traffico incrementale e in conversioni misurabili? E se la sezione di un sito viene separata nei sistemi e classificata indipendentemente, come si isola l’effetto sul funnel? Una heatmap su poche sessioni non basta: servono test con campione sufficiente e un MDE dichiarato, altrimenti si rischia di confondere una fluttuazione con un segnale. A tutto questo si aggiunge un’ulteriore variabile: dallo scorso 30 agosto le azioni manuali della policy non influenzano più i risultati per gli utenti EEA, quindi i confronti tra mercati vanno segmentati con attenzione, altrimenti un calo in un paese può essere letto male.
Essere una fonte preferita vale più di un rich result perso? La risposta non è nei comunicati di Google, ma nei test che ogni editore dovrebbe avviare. La prossima mossa non è adeguarsi: è testare se essere una fonte preferita vale più di un rich result perso.




