Il rapporto tra richieste di crawling e visitatori referenziati come strumento diagnostico per chi deve decidere dove investire

C’è un numero che, a distanza di oltre un anno, continua a fare rumore: 96% in meno. Non è un crollo di posizionamento, ma la distanza tra il traffico di referral che i motori AI mandano ai siti di news e blog rispetto a Google. A giugno 2025, Cloudflare Radar AI Insights ha mostrato che il traffico di referral restava dominato dal motore di ricerca Google, con un pattern diurno costante, mentre la quota aggregata delle piattaforme AI era significativamente più bassa. Il 96% in meno, secondo i dati di TollBit, misura lo stesso divario: i motori di ricerca AI inviano il 96% in meno di traffico referral ai siti di notizie e blog rispetto alla ricerca tradizionale di Google.

Il bot non è un visitatore: il crollo del referral AI

Nella vista referrer-centric di Cloudflare Radar, coprendo quasi le prime quattro settimane di giugno 2025, il traffico di referral appariva dominato da Google, con un andamento diurno abbastanza regolare. Per tutto giugno, la quota di traffico riferito dalle piattaforme AI è rimasta nettamente più bassa, anche sommando tutti gli attori, rispetto alla quota dei motori di ricerca classici. Il punto non è che l’AI non esegua crawling: è che il passaggio dal crawling al click, dal bot al visitatore, è debole.

Il dato di contesto lo rende ancora più netto. Nel giugno 2025, il crawling da motori di ricerca e servizi AI è aumentato del 24% su base annua. Più richieste ai server, più pagine scansionate, più pressione sulle infrastrutture. Ma nei numeri di conversione del crawling in traffico umano il quadro resta sbilanciato. Nel luglio 2025, Anthropic ha inviato circa 38.000 crawl per visitatore referenziato, in calo rispetto al rapporto di 286.000:1 registrato a gennaio. Perplexity, nello stesso mese, ha inviato 194 crawl per visitatore: più crawling, meno referral, con un andamento in peggioramento nel corso del 2025.

Se gli AI bot non portano visitatori, qualcuno potrebbe consolarsi con Google. Ma i numeri dicono altro: il traffico di Google non sta crescendo a compensare il mancato contributo dell’AI.

Google perde, ma non a favore dell’AI

Nei primi mesi del 2025 il traffico di referral da Google ha mostrato un calo progressivo. A marzo 2025 era inferiore del 9% rispetto a gennaio, lo stesso calo registrato a giugno. Ad aprile il dato era peggiore: -15% rispetto a gennaio. Nello stesso periodo, come visto, il crawling complessivo di motori di ricerca e servizi AI saliva del 24% su base annua. È il contrasto che dovrebbe far riflettere chi lavora sul traffico organico: più bot che passano, meno visitatori che arrivano, e il declino di Google non viene assorbito dalle piattaforme AI.

La conseguenza pratica è semplice da formulare e scomoda da accettare. Se né Google cresce né l’AI converte il crawling in referral, la visibilità nei motori AI non può essere trattata come un canale di traffico sostitutivo. Resta aperta una domanda: cosa deve ottimizzare chi fa SEO quando il motore dominante perde quote di referral e i nuovi attori non le raccolgono?

Crawl-to-refer: la metrica per decidere dove investire

La risposta operativa arriva da una metrica che Cloudflare ha lanciato proprio per questo. Il crawl-to-refer, il rapporto tra richieste di crawling e visitatori referenziati, è stato introdotto il 1° luglio 2025 su AI Insights e si è ampliato durante l’anno. In sostanza: quanti crawl deve fare un bot per portare un solo visitatore umano al sito? Più il numero è alto, più il bot consuma risorse senza restituire traffico.

I rapporti parlano chiaro. Anthropic ha avuto il più alto rapporto crawl-to-refer tra le principali piattaforme AI e di ricerca, toccando un picco di 500.000 crawl per referral. Anche dopo il calo a 38.000 crawl per visitatore nel luglio 2025, resta un ordine di grandezza che nessun SEO tratterebbe come efficiente. Perplexity, con 194 crawl per visitatore, è molto più vicina a un comportamento da motore di ricerca ma comunque lontana da un equilibrio sano tra costo di scansione e ritorno.

Per chi deve decidere dove investire, la metrica diventa uno strumento diagnostico: prima di bloccare o accettare un bot AI, vale la pena misurare il suo crawl-to-refer. Il trade-off è reale: negare il crawling può ridurre la probabilità di essere citati nelle risposte generate, ma assecondare bot che non portano visitatori ha un costo in risorse e in complessità. Il dubbio resta: fino a che punto conviene tollerare crawler che non portano persone?

Non smettere di ottimizzare per Google: è lì che il referral esiste ancora. Per l’AI, invece, prima di aprire i server o investire in ottimizzazioni dedicate, misura il crawl-to-refer. Se il rapporto è in centinaia di migliaia a uno, stai parlando con un’infrastruttura, non con un canale di traffico.