Query più lunghe e annunci nel chatbot Copilot con coinvolgimento raddoppiato rispetto alla ricerca tradizionale
Se ieri cercavi “scarpe running donna”, oggi la query media si allunga del 14% e la risposta arriva in una chat Copilot che coinvolge il doppio. È il punto di partenza di l’annuncio di Microsoft AI Max, pubblicato ieri da Microsoft Advertising. Il dato non è un dettaglio da report: negli Stati Uniti, la lunghezza media delle query è aumentata del 14% dal primo al secondo trimestre del 2026, secondo dati first-party Microsoft. Per chi gestisce campagne PPC (pay-per-click), il segnale è chiaro: il campo di gioco non è più solo la pagina dei risultati di ricerca tradizionale.
Il benchmark che sposta le coordinate: query più lunghe e annunci dentro Copilot
I numeri raccontano una trasformazione che va oltre il rebranding. Già a dicembre 2024, i percorsi con Copilot avevano visto un aumento del 53% negli acquisti entro 30 minuti dall’interazione, secondo dati first-party Microsoft. A giugno 2025, gli annunci nelle esperienze Copilot generavano un coinvolgimento superiore del 101% rispetto agli annunci di ricerca tradizionali, sempre secondo dati first-party Microsoft. E i dati più recenti confermano la tendenza: ad agosto 2025, Microsoft segnalava tassi di click-through del 73% più alti e tassi di conversione del 16% più forti con gli annunci Copilot rispetto alla ricerca tradizionale.
Se il coinvolgimento e gli acquisti crescono in questo modo, il problema non è più se presidiare gli ambienti conversazionali, ma come governare l’automazione che li alimenta. È qui che entra in gioco AI Max.
AI Max: automazione spinta, ma con i controlli che fanno la differenza
Quei benchmark spiegano perché Microsoft acceleri: con AI Max non mette solo nuove leve, ma cambia l’impostazione predefinita. I test iniziali condotti questo mese, ad agosto 2026, mostrano un aumento delle conversioni di almeno l’8% con Microsoft AI Max rispetto alle campagne di controllo con AI Max disabilitato, secondo dati interni Microsoft. La promessa è quella di un’ottimizzazione più profonda, che combina corrispondenza predittiva, generazione automatica di asset testuali e regole URL in un’unica configurazione.
Chi teme di perdere il controllo ha però un riferimento concreto. Come ha osservato Navah Hopkins, i controlli del marchio, incluse le esclusioni di termini per la generazione di asset testuali, il reporting e la possibilità di scelta sono presenti dal primo giorno. Non è un dettaglio secondario: significa che l’automazione non è un buco nero, ma un’architettura con parametri governabili. Su questo fronte, la vera prova per chi gestisce campagne PPC sarà verificare quanto questi controlli reggano la complessità reale di account con brand da proteggere e match negativi da mantenere.
E c’è un elemento operativo da non sottovalutare: con il rollout di AI Max, Microsoft sta migrando automaticamente le corrispondenze predittive e le risorse testuali autogenerate esistenti nelle impostazioni di AI Max. Non è una scelta che l’inserzionista deve fare da zero: è già in corso. E questo sposta l’urgenza dal “se” al “come” configurare.
La partita con Google non si gioca sul nome dell’AI, ma su conversioni e configurazione
Il confronto con Google non è retorico. Google dal canto suo ha definito AI Max per campagne Search come una suite completa di funzionalità di targeting e creative che sfrutta l’AI per Google Ads per ottimizzare gli annunci in tempo reale. E i numeri dichiarati da Google parlano da soli: in media il 7% in più di conversioni o valore di conversione a CPA/ROAS simile quando si usa la suite completa (abbinamento dei termini, personalizzazione del testo ed espansione dell’URL finale) rispetto al solo abbinamento dei termini di ricerca. La differenza tra i due ecosistemi non sta nel nome dell’AI, ma nella configurazione di partenza e nei controlli che ciascuno offre.
Da qui a domani mattina, la prima verifica non è il budget ma le impostazioni di AI Max. Domani mattina, prima di toccare i budget, apri le impostazioni di Microsoft Ads: controlla brand, esclusioni di termini e regole URL, perché la migrazione automatica delle corrispondenze predittive e delle risorse testuali è già in corso. L’automazione non è una scelta: è una configurazione da governare.




