L’eccezione si applica solo al SEE; per il resto del mondo resta la policy originale.
Chiunque abbia visto una sezione del proprio sito — o di un partner editoriale — perdere traffico qualificato dopo un’azione manuale sa cosa significa bruciare visibilità in una notte. Dal 30 agosto 2026, per gli utenti all’interno dello Spazio Economico Europeo (EEA), quell’azione manuale sulla site reputation abuse policy non blocca più l’intero dominio. Secondo l’annuncio ufficiale di Google, per gli utenti all’interno dell’EEA l’impatto dell’azione manuale non si applicherà: la sezione interessata del sito potrebbe essere separata nei sistemi di Google per classificarsi, nel tempo, in modo indipendente dal resto del sito. Non è una correzione spontanea, ed è bene dirlo subito: è il costo del Digital Markets Act, il regolamento europeo sui mercati digitali che disciplina i rapporti tra le piattaforme e chi ci fa business.
Domenica, il vincolo dell’azione manuale salta (solo nell’EEA)
Il prima e il dopo sono netti. Google ha introdotto la policy sulla reputazione del sito nel 2024: da allora, un’azione manuale su una sezione poteva trascinarsi dietro il dominio per intero nei risultati di ricerca. Da domenica 30 agosto, per gli utenti all’interno dell’EEA, la logica cambia: l’impatto dell’azione manuale non si applica e la sezione interessata può essere separata nei sistemi di Google per classificarsi, nel tempo, in modo indipendente dal resto del sito.
In pratica, una sezione che oggi paga la reputazione di un dominio può tornare a rankare come unità a sé. Ma perché Google introduce questa eccezione proprio adesso, e cosa significa per chi monetizza sezioni di contenuti editoriali? La risposta non è tecnica: è regolatoria.
La mediazione GSMS non è un regalo: è l’articolo 6(12) del DMA
La risposta sta nella cronologia, non nella generosità della piattaforma. Il 13 novembre 2025 la Commissione europea ha aperto un procedimento DMA contro Google proprio sulla site reputation abuse policy e sul suo impatto sugli editori. La Commissione inquadra la policy come un ostacolo a una pratica legittima di monetizzazione per gli editori: in altre parole, Bruxelles non contesta che Google declassi contenuti, contesta che venga colpita una fonte di ricavi editoriale esistente.
In questo contesto Google ha istituito lo schema di mediazione per la ricerca Google, il GSMS, in conformità con l’articolo 6(12) del DMA. Lo schema, gestito tramite CEDR, copre le dispute ammissibili con gli utenti commerciali riguardanti l’applicazione delle condizioni di accesso di Google Search. In concreto: la piattaforma deve offrire una via di mediazione, non un canale di cortesia. Lo si legge nei termini stessi dello schema: un meccanismo di risoluzione delle dispute previsto dal regolamento.
La pressione è concreta. Già a maggio 2026, secondo Bloomberg, Google ha presentato un’offerta di rimedi alla Commissione proponendo modifiche al ranking dei contenuti di notizie nella ricerca, nel tentativo di chiudere l’indagine prima di una multa DMA. Se l’offerta viene respinta e la Commissione procede con una decisione formale di infrazione, Google potrebbe affrontare una multa fino al 10% del fatturato mondiale annuo di Alphabet. Il precedente non è indolore: Alphabet ha già accumulato circa 9,71 miliardi di euro in multe antitrust dell’UE dal 2017, anno della decisione Google Shopping. Per questo l’eccezione EEA di domenica non va letta come un cambio di filosofia: è una mossa dentro una trattativa. Se la policy è negoziabile, la domanda per chi opera non è più se adeguarsi, ma come sfruttare la finestra senza esporsi a nuovi rischi.
Cosa cambia nell’allocazione: monitorare la sezione, non il dominio
Dalla negoziazione al cruscotto: se la sezione può rankare da sola, va misurata da sola. Per chi pianifica campagne o compra SEO editoriale, l’unità di monitoraggio non è più il dominio, è la sezione. Il traffico qualificato di una sezione separata può diventare una leva di visibilità che prima non esisteva — e va isolata nelle dashboard, confrontando il comportamento nelle SERP EEA e non EEA, dove la regola vecchia resta in vigore.
Lo schema GSMS, poi, non è solo una voce di compliance: per chi subisce un’azione manuale su una sezione, può diventare un’opzione per contestare la decisione, se la disputa rientra nelle condizioni di accesso di Google Search. Chi gestisce il costo per acquisizione (CPA) o il ritorno sulla spesa pubblicitaria (ROAS) sa quanto vale una visibilità organica recuperata senza aggiungere spesa media.
Resta una tensione aperta: quanto durerà l’eccezione EEA se la Commissione dovesse respingere i rimedi? Il rischio regolatorio continua a pesare sulle strategie di lungo periodo. Per questo la lettura operativa è una sola: il 30 agosto non è un via libera, è una finestra di misurazione.
Non leggere la notizia come una vittoria degli editori. Leggi il 30 agosto come una data in cui il ranking organico delle sezioni EEA torna a essere una leva misurabile. Chi la ignora, lascia visibilità sul tavolo proprio quando Google è costretta a concederla.




