Il calo delle impressioni registrato dal 13 agosto è solo un problema di logging, non una perdita reale di visibilità

Lo scorso 17 agosto, la conferma è arrivata da un post di John Mueller su Bluesky: il calo delle impressioni delle AI Overviews registrato in Search Console a partire dal 13 agosto è soltanto un problema di logging, non un cambiamento reale nella visibilità della Ricerca. Per chi lavora su CRO, SEO e decisioni basate sui dati, la distinzione è tutto: una metrica che precipita senza una causa reale può spingere a rivedere priorità, a fermare test o a cercare una penalizzazione che non esiste.

Il crollo che non era un crollo

La curva delle impressioni nel report sulle prestazioni dell’IA generativa inizia a scendere il 13 agosto 2026. Secondo la documentazione ufficiale di Search Console, un errore di registrazione ha causato una diminuzione delle impressioni per i dati a partire da quella data. Il paradosso è che il dato sembra indicare una perdita di visibilità, ma la visibilità nella Ricerca non è cambiata. Lo ha detto con chiarezza John Mueller: «This is just a logging issue and not representative of visibility changes in Search». In pratica, il sistema non sta misurando male il ranking; sta registrando male una parte delle impressioni.

Mueller ha aggiunto che Google è consapevole del problema e sta lavorando per risolverlo, e che a breve verrà aggiunta un’annotazione in Search Console per informare gli utenti. Dal punto di vista metodologico, è la stessa differenza che separa una variante che non performa da un tracciamento rotto: se lo strumento non registra l’evento, il dato non descrive il comportamento dell’utente, descrive un buco nella strumentazione. Chi analizza funnel e report organici dovrebbe trattare queste impressioni come dati da mettere in quarantena finché l’annotazione non conferma il ripristino.

Un errore già visto (e mai del tutto archiviato)

Per capire la portata serve tornare indietro. Già tra il 13 maggio 2025 e il 27 aprile 2026 un errore di registrazione aveva impedito a Search Console di riportare accuratamente le impressioni, influenzando CTR e posizione media ma non i clic. Per quasi un anno chi ha usato le impressioni come indicatore di visibilità ha lavorato con un segnale distorto, mentre i clic restavano un riferimento più affidabile. È una lezione utile per chi fa CRO: una metrica sensibile alla registrazione può rompersi senza che il comportamento reale cambi, e la prima verifica non è sul traffico ma sul tracking.

L’ironia è che i report sulle prestazioni dell’IA generativa sono stati lanciati solo lo scorso 3 giugno 2026, secondo il blog degli sviluppatori Google. Poco più di due mesi dopo, lo stesso tipo di metrica torna a ingannare. Non è un dettaglio: un report giovane ha meno serie storica per distinguere una flessione fisiologica da un errore sistematico, e questo rende ancora più facile scambiare un artefatto di logging per un segnale di ranking.

E adesso? Cosa resta da testare

Se il passato insegna, la domanda non è se i dati torneranno, ma se sapremo riconoscerli quando lo faranno. Al 17 agosto il problema di registrazione risultava ancora in corso; la documentazione ufficiale lo descrive come «ongoing» e limitato al logging. Nel frattempo, il comportamento corretto per chi deve decidere è sospendere l’interpretazione delle impressioni AI Overviews, non usarle come baseline per nuovi test e incrociare con altri segnali, dai clic alle query che generano traffico reale.

La prossima annotazione in Search Console aiuterà a individuare il periodo sporco, ma il punto resta metodologico: come distinguere, d’ora in poi, un errore di logging da un vero cambiamento di visibilità? La risposta non sta solo in Google: sta nella disciplina di chi legge i dati, nella segmentazione per data, nel confronto con metriche non influenzate dallo stesso tracciamento e nella regola di non prendere decisioni su un singolo grafico in discesa.

I dati di Search Console possono mentire senza che la realtà sia cambiata: il prossimo test non è sulla visibilità, ma sulla nostra capacità di non fidarci dei numeri a scatola chiusa.