La migrazione coinvolgerà anche le campagne con corrispondenza generica, con nuovi strumenti di test per valutare l’impatto prima della scadenza
Hai mai guardato i numeri di AI Max e pensato: “Il 14% in più di conversioni a parità di costo è allettante, ma preferisco decidere io quando e come migrare”? A settembre Google deciderà per te. Le Dynamic Search Ads verranno aggiornate automaticamente ad AI Max, e l’unico modo per mantenere un minimo di controllo è usare i nuovi strumenti di test e pianificazione che Google ha annunciato nei giorni scorsi e che entreranno in produzione nello stesso mese.
La fine delle Dynamic Search Ads: i numeri dietro la spinta ad AI Max
A partire da settembre 2026, le funzionalità legacy come le Dynamic Search Ads verranno aggiornate automaticamente ad AI Max. Il perimetro non si limita alle DSA: Google inizierà ad aggiornare automaticamente anche le campagne di ricerca idonee che utilizzano la corrispondenza generica a livello di campagna, con il successivo ritiro delle DSA stesse. Per chi oggi gestisce campagne DSA, il messaggio è chiaro: quello che hai costruito non resterà com’è, e la scadenza non è negoziabile.
Per giustificare la spinta, Google usa due numeri. Secondo i dati ufficiali pubblicati da Google, gli inserzionisti che attivano AI Max nelle campagne Search vedono tipicamente il 14% in più di conversioni o valore di conversione a un CPA (costo per acquisizione) o ROAS (ritorno sulla spesa pubblicitaria) simile. Per le campagne che usano ancora principalmente parole chiave esatte e a frase, l’aumento tipico sale al 27%. Sono cifre pensate per convincere: se l’incremento è reale, resistere alla migrazione significa lasciare conversioni sul tavolo; se l’incremento è una media, il tuo caso specifico potrebbe stare sotto o sopra — ed è esattamente qui che entra in gioco la possibilità di testare prima di subire.
Ma se la migrazione è inevitabile, Google non ti lascia del tutto senza strumenti: ecco cosa arriva per testare il terreno prima del salto.
Il test A/B multi-campagna: il controllo che ritorna (a metà)
La principale novità sul fronte del controllo è un nuovo test A/B che consente di sperimentare diversi budget e obiettivi di ROI su più campagne Search in un singolo esperimento, in arrivo a settembre. In pratica, invece di lanciare esperimenti separati per ogni campagna e confrontare i risultati a mano, puoi allocare diverse ipotesi di spesa e obiettivi di ritorno e lasciare che Google misuri l’impatto complessivo. È un approccio che riduce la complessità operativa per chi deve valutare AI Max su account con molte campagne attive, ma il trade-off è evidente: stai comunque delegando a Google la lettura dei dati e la loro applicazione.
Allo stesso tempo, Google ha stretto il collegamento tra pianificazione ed esecuzione: con un clic puoi applicare direttamente alle campagne le modifiche suggerite da Performance Planner. Questo significa che le raccomandazioni di budget non devono più essere impostate manualmente campagna per campagna: il passaggio dal piano all’esecuzione si riduce a un’azione. Per chi lavora con cicli di ottimizzazione serrati, il risparmio di tempo è concreto.
Resta però una domanda: quanto tempo hai davvero per testare prima che l’automazione prenda il sopravvento?
Settembre è dietro l’angolo: cosa fare adesso
La risposta è poche settimane. A partire da settembre, le campagne DSA esistenti verranno aggiornate automaticamente, e chi non ha preparato una strategia rischia di trovarsi con budget, targeting e gestione del brand decisi dalla macchina. La prima azione concreta è mappare le campagne DSA e quelle che utilizzano la corrispondenza generica a livello di campagna: sono le prime candidate all’aggiornamento automatico. Per ciascuna serve una valutazione chiara del CPA e del ROAS attuali, per decidere se migrare manualmente prima della scadenza o accettare l’automazione e monitorare il delta di performance.
La seconda azione è usare il nuovo test A/B multi-campagna per confrontare diverse allocazioni di budget e obiettivi di ROI prima di impegnare il budget su AI Max. Non è una soluzione perfetta — per molti account i risultati arriveranno dopo l’avvio della migrazione — ma fornisce una base dati per capire quali impostazioni funzionano meglio nel tuo contesto specifico, invece di affidarti alle medie dichiarate da Google.
La terza azione riguarda il brand. Google ha documentato ufficialmente le impostazioni del brand negli esperimenti AI Max; la novità importante è che possono essere configurate anche se la campagna base utilizza controlli del brand legacy o non ne ha affatto. In pratica, puoi gestire il traffico di marca secondo i tuoi obiettivi pubblicitari anche in un esperimento AI Max: un punto che fa la differenza tra proteggere la brand safety e delegarla interamente alla macchina.
La migrazione ad AI Max non è più una scelta, ma un vincolo con scadenza. Chi pianifica campagne Search ha poche settimane per usare i nuovi strumenti di test e prepararsi: altrimenti sarà Google a decidere budget, targeting e brand safety al posto suo.




