Il 100% degli advertiser che ha testato l’agentic advertising è tornato a investire, con oltre 250 campagne attivate da gennaio
Zero churn. In un mercato dove trattenere un advertiser è una sfida quotidiana, il dato che emerge da PubMatic è tanto sorprendente quanto significativo: ogni singolo inserzionista che ha attivato una campagna agentic è tornato a investire. E già da gennaio, le campagne agentic eseguite sulla piattaforma sono state oltre 250. A consolidare questa accelerazione, lo scorso 12 marzo Optable e PubMatic hanno annunciato un’integrazione che segna un altro passo concreto verso l’ecosistema agentic, come si legge nell’annuncio ufficiale.
250 campagne agentic e zero churn: i numeri che contano
Il seme dell’agentic advertising era stato piantato già nell’ottobre 2025, quando il primo acquisto media da agente a agente è stato eseguito. Poi, a gennaio 2026, PubMatic ha lanciato AgenticOS, un sistema operativo pensato per orchestrare l’esecuzione autonoma di campagne tra agenti AI, con partner come WPP Media, Butler/Till e MiQ. Da quel momento i numeri hanno cominciato a parlare: oltre 250 campagne agentic attivate in pochi mesi.
Ma il dato che spiazza ogni campaign manager è il tasso di fidelizzazione: 100%. Ogni inserzionista che ha acceso una campagna è tornato a investire. Nessuna perdita, nessun abbandono. In un contesto in cui trattenere la spesa pubblicitaria è un KPI primario, una ritenzione totale indica che l’agentic non è un semplice test tecnologico: chi lo prova trova performance tali da trasformare un esperimento in una voce ricorrente di budget. Questo significa che allocare anche una piccola quota in inventory agentic oggi può evolvere rapidamente in un canale stabile. Non è una scommessa sul futuro, ma una decisione di allocazione basata su dati di retention che raramente si vedono altrove.
L’integrazione Optable-PubMatic: il dato si attiva senza muoversi
Dietro quei numeri c’è un cambio di approccio infrastrutturale, ben visibile nella partnership appena annunciata. L’integrazione tra Optable e PubMatic consente ai buyer che utilizzano AgenticOS di accedere direttamente ai dati di prima parte degli editori senza esporli o trasferirli. È un modello che rompe la logica tradizionale: non si spostano segmenti di pubblico da un silo all’altro, non si caricano liste in piattaforme terze. L’intelligenza dell’audience resta presso il publisher, mentre la capacità di pianificazione e attivazione viaggia attraverso agenti AI interoperabili.
“Questa partnership fa sì che i dati di prima parte degli editori non si limitino a informare la pianificazione, ma creino uno strato di intelligenza che alimenta direttamente l’attivazione e le decisioni di acquisto programmatico”, ha spiegato Vlad Stesin, CEO di Optable. Kyle Dozeman, Chief Revenue Officer Americas di PubMatic, ha aggiunto: “Con l’evoluzione dei workflow agentic, interoperabilità e fiducia sono fondamentali. AgenticOS è stato costruito per connettere intelligenza ed esecuzione. L’integrazione con Optable permette agli agenti AI di scoprire audience personalizzate di alto valore e di passare senza frizioni all’attivazione in programmatic buying su inventory premium”.
Per chi gestisce campagne, questo significa poter arricchire il targeting con dati di prima parte di qualità senza i rischi e i costi di governance legati alla movimentazione dei dati. L’integrazione è anche uno dei primi esempi concreti dell’Advertising Context Protocol (AdCP), un protocollo che punta a rendere sicura e interoperabile la collaborazione tra agenti lungo tutta la filiera. In pratica, il dato non si tocca, ma l’audience si attiva: un vantaggio operativo che si traduce in minore complessità e in una leva competitiva immediata per chi compra spazi premium.
Verso il 2028: quando un quarto della spesa sarà agentic
Se oggi 250 campagne sono ancora un test su scala, le proiezioni obbligano a guardare avanti. Secondo le stime di Goel, riportate da AdExchanger, entro il 2028 il 25% di tutta la pubblicità digitale sarà eseguita autonomamente tramite AI agentica, e questa quota salirà al 50% entro il 2030. In meno di due anni, un quarto delle impression potrebbe essere intermediato da agenti. Per un campaign manager, significa che chi non destinerà una fetta del proprio budget a canali agentic rischierà di perdere efficienza rispetto a chi lo farà, perché le dinamiche di ottimizzazione autonoma tenderanno a concentrare la spesa dove i segnali sono più ricchi.
L’ecosistema si sta attrezzando. L’IAB Tech Lab sta sviluppando una Agentic Roadmap per adattare gli standard esistenti agli agenti AI, mentre PubMatic ha già messo la diversificazione del proprio mix di DSP in cima al piano di crescita, corteggiando piattaforme di fascia media e specializzate proprio per rendere l’agentic accessibile a un numero sempre maggiore di buyer. Questi movimenti indicano che la fase di sperimentazione si sta chiudendo: l’infrastruttura diventa stabile, gli standard prendono forma e la domanda degli inserzionisti – testimoniata da quel tasso di ritenzione del 100% – spinge l’offerta.
Per chi alloca budget oggi, la domanda non è più se l’agentic advertising funzioni, ma quanto destinare a un canale che mostra metriche di fidelizzazione senza precedenti e che nel giro di due anni potrebbe rappresentare un quarto della spesa digitale. La lezione dei primi mesi del 2026 è netta: testare con una quota, anche modesta, e integrare inventory agentic nelle pianificazioni non è un’opzione “di nicchia”, ma una scelta di posizionamento. Chi aspetta, rischia di dover rincorrere, e l’inerzia potrebbe costare cara in termini di CPA e di capacità di accesso a pubblici premium.



