Il solver CLIP e OWLv2 supera il 92,6% delle sessioni reali, con costo per tentativo pari a zero
Tre settimane fa, il 16 settembre, un paper accettato per la 29ª Information Security Conference (ISC 2026) e pubblicato anche su arXiv ha mostrato che il CAPTCHA visivo di Google non è più una barriera affidabile. Un solver end-to-end basato su modelli locali e gratuiti, CLIP e OWLv2, ha raggiunto il 92,6% di successo per sessione su 500 sessioni reali di reCAPTCHA, azzerando il costo per tentativo.
Il muro di immagini è crollato
Il dato di sintesi è impressionante, ma i dettagli lo rendono ancora più rilevante per chi gestisce siti web. Google reCAPTCHA è il servizio CAPTCHA visivo più diffuso al mondo, a protezione di centinaia di migliaia di siti. Fino a ieri, l’assunzione era che le sfide visive fossero un costo accettabile per fermare i bot; oggi quel costo è diventato asimmetrico. I ricercatori Samantha Gottlieb e Suphannee Sivakorn hanno usato CLIP e OWLv2, due modelli visione-linguaggio open source che girano in locale, ottenendo un’accuratezza per sfida del 58% sul Tipo A e del 43,5% sul Tipo B. Non si tratta di un singolo exploit, ma di un approccio sistematico.
Il tasso di successo per sessione del 92,6% su 500 sessioni reali significa che, in media, più di nove tentativi su dieci superano l’intero flusso di reCAPTCHA, non una singola immagine. Il costo per tentativo è zero, a differenza dei lavori precedenti che usavano modelli commerciali cloud con costi non trascurabili per ogni tentativo. E non è il primo segnale in questa direzione: già nel 2016, uno studio presentato all’IEEE European Symposium on Security and Privacy aveva dimostrato che un sistema poteva risolvere il 70,78% delle sfide image reCaptcha in 19 secondi per sfida. Ma quel lavoro era mirato; oggi si parla di solver generalizzati. Secondo il paper di Teoh e colleghi presentato a USENIX Security 2025, Halligan è il primo solver generalizzato di CAPTCHA visivi, basato su un modello visione-linguaggio all’avanguardia, capace di risolvere sfide mai viste senza adattamento. Il lavoro di Gottlieb e Sivakorn porta quella logica su modelli locali e gratuiti, rendendo l’attacco accessibile a chiunque.
Google e Cloudflare hanno già voltato pagina
Il paper di Gottlieb e Sivakorn non cade nel vuoto: le mosse dei big suggeriscono che il settore lo sapeva già. Google ha spostato il baricentro: con l’annuncio di reCAPTCHA v3, l’azienda ha introdotto un punteggio di sospettosità per le interazioni ed eliminato la necessità di interrompere gli utenti con sfide visive. In pratica, reCAPTCHA v3 valuta il rischio in background e restituisce un punteggio, senza mostrare immagini. Cloudflare è andata oltre: Turnstile evita del tutto le sfide con immagini, basandosi su fingerprinting del browser e puzzle crittografici. I concorrenti di reCAPTCHA stanno rispondendo all’IA abbandonando le sfide visive in favore di verifiche senza challenge.
Il contrasto è netto: da un lato, il CAPTCHA visivo più usato al mondo è dimostrabilmente superabile da modelli locali gratuiti; dall’altro, i principali attori del mercato hanno già costruito alternative che non chiedono all’utente di cliccare su semafori o idranti. La domanda non è più se abbandonare le sfide visive, ma quanto velocemente i siti ancora protetti da reCAPTCHA dovranno adeguarsi.
Cosa fare domani mattina
Se il CAPTCHA visivo non è più una barriera, continuare a usarlo è una scelta consapevole che penalizza utenti e sicurezza. Per chi gestisce un sito, il primo passo è verificare se si sta ancora mostrando sfide visive di reCAPTCHA. Le alternative operative ci sono: reCAPTCHA v3 assegna un punteggio di rischio senza interruzioni, mentre Turnstile evita le immagini con fingerprinting e puzzle crittografici. La migrazione comporta un lavoro di calibrazione: con reCAPTCHA v3 bisogna impostare soglie per distinguere traffico legittimo da bot, e i falsi positivi possono bloccare utenti reali; con Turnstile si rinuncia a parte del controllo, affidandosi a segnali del browser. Per chi fa SEO, l’impatto è sul traffico organico: una sfida visiva superflua può aumentare la frequenza di rimbalzo e ridurre le conversioni, soprattutto da mobile. Monitorare il traffico prima e dopo la migrazione è essenziale. La vera domanda per il prossimo paper è se misurerà anche l’impatto delle verifiche invisibili su conversioni e posizionamenti organici.
Il CAPTCHA visivo è un debito tecnico: prima lo elimini, prima recuperi conversioni e fiducia. Per chi lavora sul traffico organico, ignorare questi dati non è un lusso che ci si può permettere.




