La scomparsa dei rich result FAQ segue una tendenza più ampia di rimozione di funzionalità vulnerabili allo spam

FAQ, il giorno dopo: un vuoto nella SERP

Il segnale era arrivato già nell’agosto 2023 con le FAQ changes che limitavano la visibilità del risultato arricchito ai soli siti governativi e sanitari autorevoli. All’epoca Google stringeva il cerchio per arginare la proliferazione di contenuti ottimizzati solo per scalare la Search Engine Results Page (SERP). Oggi il cerchio si è chiuso del tutto: dal 7 maggio 2026 nessun sito, per quanto autorevole, può più attivare il rich result FAQ. Per molti SEO significa riscrivere una porzione della strategia basata sugli snippet estesi: i clic che arrivavano da domande e risposte non esistono più, e con essi la possibilità di occupare spazio aggiuntivo sopra i risultati organici classici. Il monitoraggio ne risente direttamente: Search Console ha eliminato il report relativo ai dati strutturati FAQ, lasciando buchi nelle analisi retrospettive e costringendo chi si occupa di traffico a ricalibrare i modelli di attribuzione.

La lista nera: tutto quello che Google ha spento (e perché)

Non sono solo le FAQ. Negli ultimi mesi Google ha messo mano a diversi tasselli della SERP con una coerenza che non può passare inosservata. All’inizio del 2026, precisamente il 6 gennaio, è stato rimosso il supporto per il tipo di dato strutturato practice problem, fin lì utilizzato da piattaforme educative per mostrare esercizi direttamente nei risultati di ricerca. A novembre dello scorso anno era toccato alla funzionalità Follow in Google Discover, che permetteva agli utenti di seguire un sito e riceverne gli aggiornamenti: un canale di retention che si è spento senza troppi annunci.

La politica antispam si è fatta intanto più severa: ad aprile 2026 Google ha aggiunto una nuova sezione sulle pratiche ingannevoli per contrastare il back button hijacking, la tecnica che manipola il pulsante “indietro” del browser per intrappolare l’utente. E poi c’è AMP. Dal 1° luglio Google ha smesso di servire le pagine attraverso la propria cache e indirizza gli utenti direttamente alle pagine host degli editori. Per chi ha memoria, le Accelerated Mobile Pages erano state annunciate nell’ottobre 2015 e integrate nei risultati mobile già a febbraio 2016 come promessa di velocità e controllo; oggi quel controllo si allenta, lasciando ai publisher la responsabilità piena delle performance.

L’immagine che emerge è quella di una progressiva sfrondatura. Google sta eliminando funzionalità che non aggiungono valore reale all’ecosistema della ricerca o che si sono dimostrate vulnerabili allo spam. L’obiettivo sembra essere una SERP più asciutta, dove ogni elemento serva realmente all’utente e non a intercettare clic facili.

Sopravvivere alla SERP senza reti: le mosse da domani

La risposta non è cercare il prossimo schema di dati strutturati da sfruttare. Ogni volta che un formato viene deprecato, si apre la tentazione di colmare il vuoto con l’ultimo snippet rimasto disponibile. È un errore. La direzione presa da Google segnala con chiarezza che il margine per trucchetti tecnici si restringe, e il ciclo di vita delle feature si accorcia. Chi ha costruito la propria visibilità quasi esclusivamente sui rich result ora deve ricostruire il traffico su fondamenta diverse. Serve tornare a due cose elementari: contenuto che risponda davvero all’intento di ricerca, e un’infrastruttura tecnica che non faccia rimpiangere la cache AMP.

Sul fronte del monitoraggio, il consiglio è immediato: pulite i dashboard. I vecchi segmenti basati sui clic da FAQ vanno disattivati; i confronti anno su anno diventano fuorvianti se non si esclude la componente venuta meno. È il momento di riscoprire metriche come la percentuale di clic sui risultati organici tradizionali, il posizionamento medio per le query senza snippet estesi e la quota di traffico da long tail informazionale — quella che non aveva mai diritto al rich result ma che oggi torna a pesare. Parallelamente, verificate lo stato delle pagine che avevano il markup FAQ: rimuoverlo non è obbligatorio, ma può evitare moniti in Search Console e alleggerire il codice.

Infine, investite sul mobile in modo autosufficiente: con la fine dell’intermediazione della cache AMP, Core Web Vitals e tempi di caricamento reali delle vostre pagine diventano l’unica leva per restare veloci agli occhi di Google. Non esistono più reti di salvataggio.

Ora conta solo una cosa: la qualità del contenuto e l’ottimizzazione tecnica. Esattamente come avrebbe dovuto essere fin dall’inizio.