La modifica, attiva dal 17 agosto 2026 e completata il 27, non adegua automaticamente target e budget degli inserzionisti
Un CPA target di 10 dollari con un CPA effettivo di 5 sembrava il sogno di ogni advertiser: più conversioni pagando meno. Dal 17 agosto, però, quel sogno può svanire. Secondo la documentazione ufficiale di Google Ads, le modifiche globali alle strategie di offerta basate su target per le campagne “Limited by budget” sono entrate in vigore lo scorso 17 agosto e il rollout è stato completato il 27 agosto. Se una campagna ha un Target CPA di 10 dollari ma un CPA effettivo recente di 5 dollari, ora erogherà più vicino a un CPA effettivo di 10 dollari.
Il paradosso del target: quando “rispettare il target” fa salire il CPA
In precedenza, le campagne con stato “Limited by budget” e strategie basate su target potevano sovraperformare rispetto agli obiettivi di offerta e subire fluttuazioni di rendimento quando i budget venivano modificati. Il target, in quei casi, non era un limite rigido: un CPA effettivo di 5 dollari poteva convivere con un Target CPA di 10 dollari, soprattutto quando il budget limitava di fatto l’esposizione e lasciava spazio a conversioni a costo inferiore. Questo vantaggio implicito era diventato parte dell’interpretazione comune dello strumento.
Lo scorso 17 agosto quel presupposto è cambiato. La nuova logica non premia più la sovraperformance: eroga più vicino al target dichiarato, anche quando questo significa un CPA effettivo in salita. Il target smette di essere un tetto massimo e diventa, nei fatti, un punto di riferimento che la piattaforma insegue verso l’alto. La documentazione avverte che le campagne limitate dal budget che hanno storicamente superato il target dichiarato potrebbero subire volatilità delle prestazioni se non vengono apportate modifiche prima del 17 agosto. In altre parole, chi aveva un CPA effettivo di 5 dollari potrebbe vedere quel valore salire non per un peggioramento delle aste, ma per una scelta esplicita di erogazione.
Ma cosa prevede esattamente la modifica? Non si tratta di un semplice avviso o di un adeguamento automatico.
Il rollout: date, esclusioni e nessun adeguamento automatico
Google non adegua automaticamente i target di offerta o i budget degli inserzionisti. Il rollout globale è iniziato il 17 agosto 2026 ed è stato completato il 27 agosto 2026: il nuovo comportamento di offerta è ora attivo su tutti gli account interessati. Le notifiche sono state inviate agli inserzionisti che, negli ultimi 12 mesi, hanno avuto campagne limitate dal budget e utilizzano una strategia di offerta basata su target interessata da queste modifiche. La popolazione colpita è definita come qualsiasi account con una campagna limitata dal budget che, in qualsiasi momento nei 12 mesi precedenti, abbia utilizzato una strategia di offerta basata su target interessata.
Ci sono esclusioni precise. La modifica non influisce sulle strategie di offerta Target Impression Share, Target CPC, Target CPM o CPC manuale. Inoltre, per le campagne con meno di 7 conversioni non viene calcolato un target raccomandato, perché la performance per queste campagne può essere imprevedibile. Questo non elimina l’effetto per chi ha impostato manualmente un Target CPA o un Target ROAS, ma riduce la superficie di azione per gli account con pochi dati.
Il segnale di Microsoft: strategie target abolite per le nuove campagne
Nel frattempo, non è solo Google a mettere mano alle strategie basate su target. Microsoft Advertising ritira Target CPA e Target ROAS come strategie autonome per le nuove campagne a partire dal 4 agosto. Gli inserzionisti dovranno invece usare Maximize Conversions o Maximize Conversion Value, con la possibilità di impostare valori target. È una differenza di sostanza: Microsoft elimina le strategie target come opzioni a sé stanti, Google le lascia esistere ma ne riequilibra il comportamento quando il budget è il vincolo reale.
Resta incerto se Google seguirà Microsoft nel ritirare le strategie target, o se si limiterà a correggere la sovraperformance. Vale la pena osservarlo. Un target non è più una promessa di efficienza: è un contratto. E quando il contratto cambia, chi non lo rilegge rischia di pagare dazio. La domanda aperta è se il target sia ancora uno strumento di controllo dell’inserzionista o stia diventando un modo per stabilizzare i ricavi della piattaforma.




