L’automazione agentica ha ridotto i costi infrastrutturali, spostando il controllo dalla singola asta alla catena produttiva
Il CPC medio resta il CPC medio di $5,42, ma nel comparto legale sale a $9,87 per click. Con un budget mensile di $5.000 si comprano circa 500 click. Sono questi i numeri che dominano le dashboard, mentre a pochi tavoli si cita un’altra cifra: meno 80% sui costi di supply chain e tecnologia.
L’AI ha già fatto quel taglio. Il CPC è rimasto il feticcio sbagliato.
Il controllo si è spostato dal click all’infrastruttura
Nel frattempo, Google Ads ha annunciato le nuove funzionalità di sperimentazione per le campagne Search e AI Max. Più controllo su budget, offerte e targeting, dicono. Ma il punto è un altro: la leva più forte non è dentro il singolo click, è a monte, nella catena che lo produce.
Il caso che sposta l’attenzione arriva da un esperimento di Butler/Till con PubMatic alla fine dello scorso anno, per una campagna CTV completamente autonoma per Geloso Beverage Group.
La campagna ha girato su la piattaforma Agentic OS di PubMatic integrata in Claude, l’ambiente generativo che Butler/Till usa come preferito. Il team ha fornito un brief in linguaggio naturale e gli agenti hanno interpretato la richiesta, costruito la strategia media, avviato la configurazione e ottimizzato pacing, targeting e performance in autonomia.
Il risultato è un dato da seduta di performance marketing. Butler/Till ha ottenuto il taglio dei costi di supply chain e tecnologia di circa l’80%, insieme a un aumento del 40% delle impressioni a parità di budget. La campagna ha registrato un tasso di completamento video del 98% e uno spreco inferiore all’1%.
Scott Ensign, in Butler/Till, ha una visione chiara: il ruolo degli acquirenti media umani resterà centrale ma sarà pesantemente potenziato dalla tecnologia agentica.
Nel caso di Butler/Till, la curation combinata con strumenti agentici serve proprio a evitare l’inventario spazzatura e ridurre gli sprechi.
Il CPC non è la metrica sbagliata: è la metrica in ritardo
Chi continua a guardare solo il costo per click sta ottimizzando una variabile di superficie. Se riduci dell’80% i costi di supply chain e tecnologia, il costo effettivo per impressione e per azione cambia radicalmente, anche a CPC fermi. Un tasso di completamento video del 98% e uno spreco sotto l’1% non arrivano da offerte più aggressive: arrivano da un’infrastruttura che elimina passaggi manuali, intermediari e inventario inutile.
La domanda da farsi non è più “quanto pago per un click”, ma “quanto pago per produrre quel click”.
Il primo numero lo trovate in dashboard; il secondo, quasi mai.
Domani mattina riaprite la campagna e fate questa verifica
Prima di toccare un’offerta, fate un elenco dei costi che non sono CPC:
- fee tecnologiche e piattaforma
- ore di setup e ottimizzazione manuale
- spreco su inventory non qualificato
- ritardi e pacing gestito a mano
Poi prendete una campagna secondaria e testate un brief in linguaggio naturale per delegare configurazione e ottimizzazione a un agente. Il punto non è sostituire il team, ma spostare le ore di lavoro dalla gestione meccanica alla strategia. Se il risultato è anche solo un 10% di riduzione dei costi di supply chain, avrete già battuto qualsiasi ottimizzazione sul CPC.



