L’integrazione con HubSpot elimina gli sviluppi custom e accorcia i tempi tra raccolta del contatto e follow-up commerciale
Quando un canale pubblicitario registra un incremento del 77% del click-through rate (CTR, il tasso di clic sugli annunci) e una riduzione del 26% del costo per lead (CPL) su base annua, chi alloca budget non può più considerarlo esclusivamente uno strumento di brand awareness. È il messaggio che Snapchat ha lanciato la scorsa settimana, il 30 luglio 2026, annunciando l’integrazione tra Snapchat e HubSpot per le campagne di lead generation native: un collegamento diretto che fa fluire i contatti raccolti nelle liste e nei workflow di HubSpot senza bisogno di sviluppo personalizzato.
Numeri che parlano da soli
I dati diffusi da Snapchat disegnano un quadro difficile da ignorare per chi gestisce campagne performance. A gennaio 2026, stando a quanto riportato da Marketing Dive sulla base dei dati della piattaforma, il CTR degli annunci lead generation nativi è cresciuto del 77% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre il CPL è sceso del 26%. Non si tratta di metriche di vanità: stiamo parlando dell’efficienza reale nel portare un utente a compilare un form, un’azione che per qualsiasi advertiser ha un valore misurabile in euro.
A rafforzare il caso c’è un altro dato: secondo Snapchat, un utente su due ha effettuato un acquisto ad alta considerazione dopo aver visto un annuncio sulla piattaforma negli ultimi sei mesi. Un pubblico ad alta intenzione d’acquisto, raggiunto in un ambiente dove l’engagement non è passivo. L’integrazione con HubSpot arriva proprio per capitalizzare su questo potenziale: bastano pochi clic per creare campagne di lead generation native e collegarle direttamente al CRM che i team commerciali già utilizzano ogni giorno. Nessuno sviluppo custom, nessun passaggio intermedio tra la raccolta del lead e il suo inserimento nel pipeline. Un’accelerazione operativa che riduce l’attrito e accorcia il tempo tra il clic e il follow-up commerciale.
Ma cosa ha spinto Snapchat a muoversi proprio ora, in un momento in cui il mercato publicitario è sempre più affollato di soluzioni per la parte bassa del funnel?
La corsa al full-funnel
La risposta arriva, in parte, dalla Croisette. Già nel giugno 2025, durante il festival di Cannes, gli inserzionisti avevano chiesto a Snapchat strumenti di performance più solidi, capaci di competere con le piattaforme che già presidiavano la generazione di contatti qualificati. L’integrazione con HubSpot è la risposta diretta a quel feedback. Adrian Mulryan, VP global agency and strategic accounts di Snap, inquadra l’accordo come parte di un riposizionamento più ampio: Snapchat vuole essere percepita come una piattaforma full-funnel per la lead generation, non più solo come un canale per la parte alta del funnel. Il messaggio è chiaro: qui si può fare awareness, certo, ma anche raccogliere contatti che il team commerciale può lavorare immediatamente.
La mossa va letta anche in chiave competitiva. TikTok ha stretto una partnership strategica con HubSpot già nell’ottobre 2023, offrendo ai primi 500 inserzionisti che integravano i due sistemi un incentivo di 200 dollari in crediti pubblicitari. Snapchat arriva dopo, ma con un posizionamento diverso: non offre incentivi una tantum, punta sulla qualità del pubblico e sulla semplicità dell’implementazione. Per un media buyer, la domanda non è più se Snapchat possa generare lead, ma se il CPL che ottiene sulla piattaforma sia competitivo rispetto a quanto paga altrove.
L’integrazione con HubSpot non è un episodio isolato. Snapchat sta costruendo un ecosistema di strumenti per l’e-commerce e la performance qualche mese prima, con l’integrazione con Wix, aveva già ampliato la cassetta degli attrezzi per i brand che vendono online. Fintan Gillespie, Global Director, Ad Partnerships Group, aveva commentato l’accordo con Wix dichiarando che l’obiettivo era «espandere la suite di strumenti per i brand e-commerce». Il pattern è coerente: ogni nuova integrazione riduce la distanza tra l’annuncio e la conversione, rendendo Snapchat un’alternativa spendibile nei piani media performance, non solo in quelli di branding.
Cosa fare lunedì mattina
La teoria è chiara: Snapchat si propone come piattaforma full-funnel e i numeri della lead generation nativa — CTR in crescita del 77%, CPL in calo del 26% — sono sufficienti per giustificare un test. L’integrazione con HubSpot rimuove l’ultimo alibi operativo: non servono sviluppatori, non serve middleware, bastano pochi clic per collegare le campagne al CRM. Il consiglio pratico è semplice: prendete una quota di budget attualmente allocata su canali che date per scontati, impostate una campagna lead gen nativa su Snapchat con il nuovo collegamento a HubSpot, e misurate il CPL reale dopo due settimane. Se i numeri reggono — e i dati di gennaio 2026 suggeriscono che possono reggere — avete trovato un canale performance che i competitor potrebbero ancora sottovalutare. Se non reggono, avete comunque dati per difendere le vostre scelte di allocazione.
Testare la lead generation nativa di Snapchat non è più un’opzione sperimentale da rimandare al prossimo trimestre. In un mercato dove il costo dei media continua a salire su quasi tutti i canali consolidati, ignorare una piattaforma che mostra un CPL in discesa del 26% anno su anno significa lasciare margine sul tavolo. O, peggio, lasciarlo ai competitor che lunedì mattina avranno già attivato l’integrazione.




