Lo studio su 1.065 utenti reali mostra anche un aumento del 33% delle ricerche zero-click, mentre la qualità percepita dagli

Quando Google ha lanciato gli AI Overview nel maggio 2024, i SEO hanno trattenuto il fiato. Le prime stime parlavano di cali a doppia cifra, ma mancava una misurazione metodologicamente solida. Ora, lo studio sul campo pubblicato lo scorso aprile da Saharsh Agarwal e Ananya Sen ha quantificato il colpo con un esperimento randomizzato: -38% di clic organici in uscita sulle query in cui appaiono gli AI Overview. E, dettaglio ancora più rivelatore, rimuoverli non cambia l’esperienza percepita dagli utenti.

Il conto, finalmente chiaro

Il working paper di Agarwal e Sen non è l’ennesima simulazione da laboratorio. Si tratta di uno studio sul campo pre-registrato e randomizzato che ha coinvolto 1.065 partecipanti statunitensi, reclutati tramite Prolific, che utilizzavano Chrome su desktop. Ai partecipanti è stata installata un’estensione che li assegnava casualmente a gruppi con o senza AI Overview. I risultati sono netti: sulle query in cui compaiono, gli AI Overview riducono i clic organici in uscita del 38%, portando il tasso di clic da 0,61 a 0,38 per ricerca. Parallelamente, le ricerche zero-click – quelle in cui l’utente ottiene la risposta direttamente nella SERP senza cliccare alcun link – aumentano del 33%.

Il dato che dovrebbe far riflettere chiunque segua le dichiarazioni ufficiali di Mountain View è un altro. La rimozione degli AI Overview non produce differenze misurabili nella qualità percepita o nella facilità di trovare informazioni: l’esperienza utente dichiarata rimane invariata. Se l’utente non nota la differenza, a chi giova davvero l’AI Overview? La risposta si trova nelle aule di tribunale e nei bilanci pubblicitari di Mountain View.

Monopolio e zero-click: il paradosso di Google

Lo studio arriva in un momento giuridico delicato. Google è già stata giudicata colpevole di monopolizzazione illegale del mercato della ricerca. Secondo un’analisi pubblicata sull’Harvard Journal of Law & Technology, stiamo assistendo a uno scenario in cui l’azienda sfrutta la posizione di monopolio mantenuta illegalmente per conquistare e monopolizzare anche il mercato dei motori di risposta basati sull’intelligenza artificiale. Gli AI Overview non sarebbero quindi un miglioramento dell’esperienza di ricerca, ma uno strumento di consolidamento del controllo sull’ecosistema informativo.

I numeri di Agarwal e Sen rendono ancora più stridente il contrasto con le narrative ufficiali. Nell’agosto 2025 Google aveva dichiarato che il volume organico totale dei clic da Google Search verso i siti web era rimasto relativamente stabile su base annua, aggiungendo che la qualità media dei clic era aumentata e che stava inviando leggermente più clic di qualità rispetto all’anno precedente. Ma se uno studio randomizzato su oltre mille utenti reali misura un crollo del 38% sulle query attivate – e gli AI Overview compaiono nel 42% delle ricerche – il conto non torna. A meno che Google non stia compensando altrove, o non stia ridefinendo cosa intende per “clic di qualità”.

L’impatto sull’editoria digitale è già misurabile. Il traffico verso il sito di CNN è diminuito di circa il 30% rispetto all’anno precedente, secondo i dati di Similarweb. E non è un problema solo di Google. Già nel marzo 2025, un rapporto di TollBit citato da Forbes aveva evidenziato che i motori di ricerca basati su intelligenza artificiale inviano il 96% in meno di traffico referral ai siti di notizie e blog rispetto alla ricerca tradizionale di Google. E la tendenza potrebbe accelerare: secondo lo stesso working paper di Agarwal e Sen, la modalità AI di Gemini produce cali ancora maggiori nell’engagement degli editori rispetto agli AI Overview standard. In altre parole, più Google spinge sull’IA generativa, meno traffico arriva a chi produce i contenuti che alimentano quegli stessi modelli.

La mattina dopo: sopravvivere agli AI Overview

Non si tratta di arrendersi, ma di cambiare strategia. Chi fa SEO oggi deve accettare un dato di fatto: la SERP blu a dieci link non tornerà. Gli AI Overview sono apparsi nel 42% delle query dello studio e, anche se Google dichiara stabilità nei clic totali, la composizione di quel traffico sta cambiando radicalmente. La quota di ricerche che si chiudono senza un solo clic esterno cresce, e con la modalità AI di Gemini il fenomeno si amplifica ulteriormente. Continuare a ottimizzare solo per il posizionamento tradizionale significa combattere per una fetta di torta che si restringe ogni trimestre.

L’alternativa è spostare risorse su tre direttrici. Primo: presidiare le fonti da cui gli AI Overview estraggono le risposte, perché comparire come citazione nel riquadro generativo diventa l’equivalente del vecchio position zero. Secondo: investire su formati e canali che sfuggono alla logica estrattiva, dai contenuti per cui vale la pena uscire da Google (strumenti interattivi, dati proprietari, approfondimenti non riassumibili in quattro paragrafi) alla diversificazione verso search alternativi e traffico diretto. Terzo: monitorare ossessivamente le query che attivano AI Overview nel proprio settore, perché il 42% di copertura non è uniforme e le nicchie meno colpite esistono ancora. Non è una ritirata: è smettere di rincorrere la SERP blu e iniziare a ottimizzare per un ecosistema in cui l’estrazione diretta è il modello dominante, oppure accettare il rischio di diventare progressivamente invisibili.