Snapchat apre il programma agenzie a due livelli e semplifica gli accessi per i partner
Un +47% di visite incrementali non è un numeretto da vanity metrics. È quel dato che, quando lo leggi in un report di campagna, ti fa fermare e ricalcolare il media mix. Nei giorni scorsi, Snapchat ha pubblicato i risultati di una campagna multi-formato per Dave & Buster’s, la catena americana di entertainment dining, e i benchmark emersi meritano più di uno sguardo distratto: oltre all’incremento di visite fisiche nei punti vendita, la campagna ha registrato un +13% nell’intenzione di azione e un +38% nel ricordo pubblicitario generato specificamente dagli annunci Commercials. Numeri solidi, misurati, niente modelli di attribuzione fumosi. Ma dietro questi risultati non c’è solo un buon creativo: Snapchat sta costruendo l’infrastruttura per replicarli su scala, e la mossa successiva è dove inizia la partita vera per le agenzie.
La macchina dietro i risultati
Se il caso Dave & Buster’s è una vetrina, Snapchat ha appena aperto le porte del laboratorio a più agenzie. La piattaforma ha introdotto le Agency Permissions, un sistema che consente ai brand di assegnare accessi a livello di organizzazione e account ai partner di agenzia senza dover cedere il controllo completo dell’organizzazione. Per chi gestisce clienti multipli, significa meno attriti operativi: onboarding più rapido, deleghe granulari e una governance degli accessi che non costringe a scegliere tra sicurezza e velocità di esecuzione.
Contestualmente, Snapchat sta portando il suo Indy Agency Partner Program in Francia e Regno Unito. È un’espansione geografica che segue di oltre un anno il lancio iniziale del programma, avvenuto ad aprile 2025 negli Stati Uniti e nel Regno Unito, con l’annuncio di un’estensione anche in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La direzione è chiara: dopo aver piantato la bandiera nei mercati anglofoni, la piattaforma sta portando il modello di partnership anche in Europa continentale. E lo fa in un momento in cui i fondamentali finanziari la sostengono: nel quarto trimestre 2025, Snap Inc. ha registrato un fatturato di 1,716 miliardi di dollari, in crescita del 10% anno su anno. Non è un’azienda che corre a perdifiato, ma non è nemmeno una piattaforma in affanno: è un ecosistema che sta consolidando le proprie fondamenta mentre investe sul canale agenzie.
Fin qui i fatti. Ma la domanda che ogni direttore media si starà facendo è: cosa significa per il mio budget?
Cosa cambia per il planner
La risposta non è teorica. Secondo quanto riportato da Adweek nei giorni scorsi, Snapchat ha annunciato una struttura a due livelli per il suo Agency Partner Program, pensata per attrarre agenzie indipendenti e shop focalizzati sulla performance. È un segnale preciso: Snapchat non vuole solo le grandi holding. Vuole anche le agenzie boutique che gestiscono budget di advertiser direct-to-consumer, e-commerce, retail fisico — quelli che misurano ogni dollaro speso contro un CPA (costo per acquisizione) o un ROAS (ritorno sulla spesa pubblicitaria) e che non hanno tempo per test “esplorativi”.
La struttura a due livelli cambia il calcolo per il planner in tre modi. Primo: riduce la barriera d’ingresso. Un’agenzia performance-oriented che finora ha allocato budget quasi esclusivamente su Meta e Google può entrare nel programma con un investimento iniziale contenuto, testare i formati — come i Commercials di Snapchat, che nel caso Dave & Buster’s hanno performato particolarmente bene sul ricordo — e scalare solo dopo aver validato i KPI. Secondo: crea un percorso di crescita interno. Il secondo livello del programma è pensato per agenzie con volumi più alti e una relazione strategica con la piattaforma, il che significa accesso a beta, insight sui prodotti e supporto dedicato. Terzo: forza un confronto competitivo. Con TikTok che continua a subire pressioni regolatorie e Google che spinge sempre più su Performance Max, Snapchat si posiziona come terzo pilastro per chi cerca reach incrementale in un ambiente brand-safe, con un pubblico under-35 difficile da intercettare altrove.
Per chi pianifica, la mossa operativa è semplice ma richiede disciplina: prendere i benchmark della campagna Dave & Buster’s — +47% visite incrementali, +13% action intent, +38% ad recall — e usarli come ipotesi di partenza per un test strutturato. Non come garanzia di risultato, ma come riferimento per dimensionare l’investimento iniziale e impostare un framework di misurazione che isoli l’incremento reale. Le Agency Permissions riducono l’attrito burocratico; la nuova struttura a due livelli abbassa il rischio del test. Il resto lo fa il planner, con il rigore di chi sa che in un mercato pubblicitario sempre più affollato, il vero differenziale non è la piattaforma che usi —
è la velocità con cui capisci se funziona.
Se i tuoi benchmark di campagna oggi non includono Snapchat, potresti star lasciando sul tavolo visite incrementali a doppia cifra. E non è più un esperimento: hanno appena reso più facile portarlo a budget.




