Report Search Console fermo da metà ottobre: ritardo di cinque volte sui tempi Google.

Avete appena messo online una nuova sezione del sito, magari collegata a una campagna già pianificata. Aprite Search Console per verificare che Google abbia indicizzato le pagine e trovate un report fermo da due settimane. È la situazione in cui si trovano in questi giorni molti gestori di siti. Come ricostruisce un’analisi di Search Engine Journal, un post su Reddit pubblicato questo mese ha segnalato che il report Page indexing di Search Console non si aggiorna dal 16 ottobre. A oggi, 31 ottobre, sono quindici giorni senza dati freschi.

Due settimane di buio contro una promessa di 2-3 giorni

Lo scarto va misurato rispetto a ciò che Google stesso dichiara. La pagina di aiuto di Search Console indica tempi molto più brevi: «Normalmente, tuttavia, i dati raccolti dovrebbero essere disponibili in 2-3 giorni». Un report fermo dal 16 ottobre ha quindi un ritardo pari a cinque volte lo standard dichiarato, e non c’è ancora una data di ripristino.

Per chi lavora sui dati non si tratta di una questione formale. Il report Page indexing è lo strumento con cui si verifica se le pagine nuove sono entrate nell’indice, se ci sono esclusioni anomale e se una correzione tecnica ha avuto effetto. Se il dato è vecchio di due settimane, ogni lettura è una fotografia del passato. Viene allora da chiedersi se sia un intoppo isolato o qualcosa di già visto.

Un film già visto, e senza recupero dei dati

La storia recente di Search Console indica la seconda ipotesi. Già a novembre 2025 Google Search Central aveva confermato problemi simili: «Stiamo riscontrando ritardi più lunghi del normale nel report Index Coverage di Search Console. Questo riguarda solo il reporting, non il crawling, l’indicizzazione o il ranking dei siti». Il mese successivo, a dicembre 2025, era arrivato l’avviso di Google sui ritardi del report di indicizzazione delle pagine. In tutti e due i casi il messaggio era rassicurante sul piano della ricerca, perché il sito continuava a essere scansionato e posizionato. Il cruscotto usato per controllarlo, però, restava indietro.

Il caso più grave non riguarda l’indicizzazione ma il Performance report. Nella documentazione di Google sulle anomalie dei dati si legge che un errore di registrazione ha impedito a Search Console di riportare correttamente le impressioni dal 13 maggio 2025 al 27 aprile 2026. Sono quasi undici mesi di dati sulle impressioni non affidabili. In quel periodo qualcuno ha giustificato budget, misurato l’effetto di una migrazione o presentato un report trimestrale basandosi su quei numeri.

A tutto questo si aggiunge una dichiarazione di John Mueller dello scorso 11 settembre. Alla domanda sul recupero dei dati mancanti ha risposto: «Non facciamo il back-fill dei dati di indicizzazione. Verificherò con il team quando tornano dalle ferie, per esserne sicuro». Mueller si è riservato una verifica, ma l’indicazione è chiara: i periodi in cui il report non si aggiorna potrebbero restare scoperti per sempre. A quel punto conta meno sapere quando torneranno i dati. Conta capire come lavorare senza.

Lavorare con un cruscotto in differita

Le conseguenze pratiche sono evidenti. Come osserva Search Engine Journal, i flussi di troubleshooting che dipendono da dati di indicizzazione aggiornati si interrompono. Se state cercando di capire perché una categoria di prodotti non riceve traffico organico, un report fermo a metà ottobre non vi dice se il problema è stato risolto o se si è aggravato. Barry Schwartz, su Search Engine Roundtable, ha descritto bene il punto: i ritardi «sembrano far impazzire i SEO, soprattutto quelli che cercano di assicurarsi che la loro nuova sezione di contenuti venga indicizzata correttamente da Google». I SEO sono gli specialisti dell’ottimizzazione per i motori di ricerca, e l’ansia arriva proprio nel momento in cui servirebbe una conferma.

Nella risposta di Google alle preoccupazioni sui report di indicizzazione, l’approccio è esplicito: «Non credo abbia senso per me o per noi commentare la freschezza dei dati di tutti i report in ogni momento, per questo ci mettiamo le date». E ancora: «I sistemi complessi sono complessi, e diamo priorità ad aggiornamenti più rapidi là dove pensiamo che siano davvero utili per le persone». C’è quindi un compromesso da tenere presente. È Google a decidere quali report meritano di essere aggiornati in fretta, e l’indicizzazione non sembra essere tra le priorità. Chi pianifica un lancio ha esigenze diverse, e lo strumento non è pensato per soddisfarle.

Per chi gestisce siti e budget, la conclusione è che Search Console va trattato come una fonte con ritardo variabile e non come un monitor in tempo reale. Il primo dato da guardare è la data in cima al report, prima ancora dei numeri. Prima di concludere che una nuova sezione non è indicizzata, o che una correzione ha funzionato, bisogna verificare a quale giorno si riferisce la fotografia. Bisogna anche mettere in conto che le settimane scoperte potrebbero non essere mai recuperate. Chi deve programmare un lancio o dimostrare risultati a un cliente fa meglio a prevedere questo margine nel calendario delle verifiche fin dall’inizio, invece di scoprirlo quando il report è già fermo.