Problema dal 24 settembre all’8 ottobre, tracker hanno registrato fino all’8,4% di pagine corrotte.

Dallo 0,17% all’8,4%: nell’aggiornamento di settore raccolto da DesignRush, la quota di pagine di risultato “avvelenate” rilevata dai tracker è esplosa nel giro di poche settimane. Se il tuo rank tracker mostra fluttuazioni inspiegabili, non è il tuo sito: è Google che restituisce risultati incompleti e sbagliati. E mentre le SERP si corrompono, un secondo guasto — questa volta attribuibile a OpenAI — maschera il traffico in arrivo da ChatGPT. Per chi lavora sul traffico organico, settembre e inizio ottobre sono diventati un campo minato di dati sporchi.

L’anomalia che nessuno vuole vedere: SERP avvelenate e rank tracker ciechi

Il segnale più allarmante arriva dalla ricerca di Nozzle: dal 13 settembre, l’8,4% delle pagine dei risultati di ricerca — le SERP, Search Engine Results Page — è tornato “poisoned”, cioè corrotto, contro lo 0,17% precedente. In termini operativi, la ricerca originale di Nozzle ha classificato come “poisoned” l’8% delle pagine di risultato esaminate da metà settembre. Non è una sfumatura: pagine mancanti, domini che spariscono e riappaiono, prime pagine che non corrispondono a ciò che gli utenti vedono davvero.

Il fenomeno non è uniforme tra i tool, e nemmeno questo è rassicurante. AccuRanker ha rilevato che, tra il 1° e il 9 ottobre, circa l’1,5% delle parole chiave campionate restituiva ogni giorno un diverso insieme di siti in prima pagina: un quinto del tasso osservato da Nozzle con la stessa regola. La discrepanza tra i rank tracker indica che ognuno sta campionando un sottoinsieme diverso di una SERP instabile. Su 22 mercati monitorati tra fine settembre e metà ottobre, i dati di AccuRanker mostrano una quota di pagine avvelenate compresa tra l’1,1% e l’1,7% in ogni singolo mercato.

La causa non è nel tuo sito. L’analisi di SEOmonitor colloca l’inizio del problema il 24 settembre, quando Google ha cominciato a restituire risultati sia incompleti sia errati. Lo conferma lo storico degli incidenti di Google: l’incidente è iniziato il 24 settembre alle 09:15 ed è terminato l’8 ottobre alle 01:00, ora US/Pacific. Nel frattempo, i rank tracker, che raccolgono le SERP nello stesso modo, sono rimasti intrappolati nella stessa distorsione. Se i risultati organici sono corrotti alla fonte, la domanda successiva è inevitabile: cosa succede al traffico che arriva dall’intelligenza artificiale?

Il crollo fantasma: quando ChatGPT smette di dichiararsi

Mentre le SERP si corrompono, un secondo guasto colpisce l’altra metà del traffico: quello dall’AI generativa. Un bug di OpenAI ha fatto sì che ChatGPT smettesse di aggiungere il tag utm_source=chatgpt.com ai link in uscita. Il risultato è una falsa migrazione di visite: in Google Analytics 4 i click provenienti da ChatGPT venivano attribuiti erroneamente come traffico diretto, gonfiando il canale Direct e cancellando il contributo dell’AI.

La portata dell’inganno emerge dai dati campionati da Cedric Huesler di Adobe: dal 9 al 13 ottobre le visite da ChatGPT sono calate di 31.000 al giorno, mentre le visite Direct sono aumentate di 26.000 nello stesso periodo. Un trasferimento quasi perfetto, che in molti report sarebbe sembrato un crollo del canale AI e una crescita del traffico diretto. Nel frattempo, i dati di Tomek Rudzki di Peec AI mostrano che ChatGPT inseriva un link diretto a un sito nel 42% delle risposte, in forte aumento rispetto al precedente 8%-10%, e che il 54% di quei link puntava alla homepage. Il traffico AI c’è, ma per giorni è stato invisibile ai sistemi di attribuzione.

La conferma che si trattava di un bug, e non di un cambiamento strutturale, è arrivata il 19 ottobre: alle 9:00 PT i click ChatGPT con tag erano tornati al 95-100% rispetto alla stessa ora della settimana precedente, su migliaia di domini monitorati. Ma per i report di inizio ottobre il danno è fatto: i confronti con settembre sono falsati. E non è un canale di nicchia: lo scorso 15 ottobre Nick Fox di Google ha dichiarato che il numero di persone che usano Preferred Sources è cresciuto di 7 volte dall’inizio dell’anno, mentre Google ha annunciato aggiornamenti per mostrare più frequentemente link inline in posizioni più alte nelle risposte di ricerca AI.

Domani mattina: una checklist per non farsi ingannare dai report

Davanti a due anomalie simultanee, il rischio non è segnalare cali o crescite fasulle, ma prendere decisioni sbagliate. Prima di analizzare posizionamenti o traffico, verifica la finestra temporale dei dati: se copre il 24 settembre o l’inizio di ottobre, isola i numeri e confrontali con SERP reali, non con la media del tracker. Ricontrolla l’attribuzione: se il canale Direct è cresciuto senza motivo, potrebbe essere ChatGPT travestito da visita diretta. Infine, monitora separatamente le metriche AI prima di tagliare budget o riscrivere la strategia. I numeri di settembre e inizio ottobre non sono la tua strategia, sono il rumore di due bug simultanei. Resta una domanda: quali report si può ancora fidare?