Bing raggruppa le grounding queries in cluster tematici, Google lancia report sull’IA generativa
Due giorni fa, il 13 ottobre, Microsoft Bing ha annunciato una nuova funzionalità beta dentro il report AI Performance di Bing Webmaster Tools: Topics Portfolio. La feature raggruppa le grounding queries in cluster tematici più ampi — football, taxes, AI Chatbots — per leggere la presenza del sito per cluster e non query per query. Hai aperto il report e hai trovato l’elenco delle grounding queries; adesso la domanda non è più “per quali query appariamo?”
ma “in quali topic l’AI ci considera?”.
Il passaggio è concettuale: non si analizza più la singola query di ancoraggio, ma la forma della presenza per topic. Per chi lavora su content strategy, editorial planning e competitive positioning, il filtro era atteso. Ma il valore reale non sta nella classificazione dei topic: sta nel capire dove l’AI ti esclude dalle risposte.
Dalla query al topic: il filtro che mancava
La funzionalità è pensata soprattutto per publisher che devono capire e far crescere la presenza del sito nelle risposte generate dall’AI. Il report AI Performance mostra già le grounding queries; Topics Portfolio le aggrega e restituisce una mappa dei cluster in cui il sito viene citato. La classificazione è generata dall’AI e può occasionalmente essere imperfetta: una query può finire in un topic che avresti etichettato diversamente. C’è poi un filtro di soglia: i topic con presenza del sito o attività dell’ecosistema insufficienti non vengono mostrati, quindi i siti più piccoli possono vedere una lista corta o non vedere affatto la funzionalità.
L’annuncio si inserisce nel contesto di quattro nuove funzionalità in anteprima globale su Bing Webmaster Tools: Intents, Topics, Citation Share e Compare. Topics Portfolio è lo sviluppo della componente Topics, e indica la direzione: meno lettura tattica, più lettura strategica per cluster.
Opportunity Queries: la lista dei topic in cui l’AI cita altri
Come un report di campagne che passa da parole chiave a gruppi di annunci, il raggruppamento in topic è solo il primo passo. La vera utilità emerge quando guardi cosa ti segnala come opportunità. Secondo Search Engine Journal, le Opportunity Queries consegnano ai team editoriali un elenco di query relative ai propri topic in cui le risposte dell’AI citano altri siti ma non il proprio. In pratica è il semaforo rosso della citation share: non ti dice solo dove appari, ma dove avresti potuto essere citato e non lo sei stato.
Qui serve il filtro di un media buyer. Lo stesso elenco può includere query di marchi concorrenti non rilevanti per il tuo sito: se non le escludi, il report produce opportunità che non sono davvero tue. Il lavoro non è quindi leggere le segnalazioni, ma trasformarle in una lista pulita di topic da presidiare con contenuti. Il costo nascosto è l’allocazione di ore di produzione su cluster che non portano citazioni, solo rumore.
Se le opportunità vanno filtrate con attenzione, quanto vale il ritardo nell’usare questi dati rispetto a chi ha già i report da mesi?
Google è partito a giugno: il tempo è già scaduto?
La beta Bing arriva mentre Google ha già lanciato a giugno 2026 i propri report sulle performance dell’IA generativa in Search Console. Non è una corsa a due piattaforme, è lo stesso problema visto da due dashboard. Per chi gestisce contenuti e budget, il confronto non è tra strumenti ma tra velocità di reazione: chi ha accesso ai report da giugno ha già potuto testare, filtrare e riallocare risorse sui topic dove l’AI non lo cita.
Non serve aspettare la versione definitiva di Topics Portfolio. Serve decidere quali topic presidiare prima che il divario di citazioni diventi strutturale. Il messaggio operativo è: non limitarti a leggere i topic; usa Topics Portfolio per costruire una mappa dei cluster in cui l’AI non ti cita, filtra le query di marchi concorrenti non rilevanti e alloca risorse sui contenuti per quei topic. Google ha già i suoi report da mesi: ogni trimestre di ritardo è citation share che va ad altri.




