Scade a febbraio 2027: senza intervento, la spesa tra canali cambia da sola.
Google Ads ti restituisce i controlli di budget che l’automazione sembrava aver eliminato. Oggi Google Ads ha annunciato nuovi controlli opzionali di channel prioritization e budget allocation in rollout globale su Search, Shopping, Performance Max e Demand Gen. Ma c’è una data sul calendario: febbraio 2027. Se non fai nulla, il tuo attuale mix di spesa tra Search e Display cambia da solo. E questo è il paradosso: l’automazione ci aveva tolto le leve manuali, ora ce le ridà con una scadenza.
Il controllo che Google ti restituisce (con una data di scadenza)
Il paradosso non è nuovo. Già prima dell’annuncio, Performance Max e Meta Advantage+ hanno spinto l’automazione AI che erode il controllo e la trasparenza degli inserzionisti, spingendo i marketer a ridurre la spesa. Quando un sistema automatizzato decide dove far finire ogni euro, il CRO e il media buyer non sanno più se il calo di conversioni dipende dalla creatività, dall’offerta o dalla perdita di visibilità su un canale specifico. I nuovi controlli di Google Ads arrivano in questo contesto: non come una novità isolata, ma come una risposta a una richiesta di trasparenza che era diventata difficile da ignorare.
Ma c’è un dettaglio che cambia la lettura. Il rollout è opzionale su Search, Shopping, Performance Max e Demand Gen, ma per chi usa la rete Display nelle campagne Search la scadenza di febbraio 2027 trasforma l’opzione in qualcosa di diverso. Non è ancora un obbligo, ma se non agisci il sistema cambia comunque la configurazione attuale. La promessa di controllo, insomma, arriva con una condizione: o la usi entro quella data, o l’automazione sceglie per te.
La meccanica esatta: priorità e percentuali
La channel prioritization funziona così: puoi categorizzare l’inventario come “High priority” o “Low priority” per canali specifici o raggruppamenti di canali. Quando un canale è impostato come “Low priority”, puoi specificare una percentuale massima del budget giornaliero da destinare a quel canale. In pratica, non devi più escludere del tutto un inventario che vuoi limitare: c’è l’opzione di limitare la spesa sull’inventario a priorità più bassa invece di escludere completamente quei canali. Questo è un cambiamento rilevante per chi fa CRO: prima, se la rete Display portava clic ma non conversioni, l’unica via era spegnerla o ridurre drasticamente il budget in modo grezzo. Ora puoi imporre un tetto percentuale e lasciare che il sistema lavori entro quel confine.
La parte che merita attenzione è la data. A partire da febbraio 2027, per le campagne Search con la Google Display Network attiva, la configurazione attuale di allocazione della spesa verrà rimossa e gli inserzionisti potrebbero vedere uno spostamento nella spesa tra canali. Per mantenere la configurazione attuale, Google indica di impostare la Google Display Network come “Low priority” con un’allocazione di budget del 50%. Il numero è preciso: 50%, non un intervallo. Chi non interviene rischia di trovarsi con un mix diverso senza aver cambiato nulla. Qui non si tratta di una feature opzionale qualunque: è una finestra temporale in cui la scelta è esplicita, e il default è il cambiamento.
C’è anche un contesto di riorganizzazione: Google Display Ads si sta trasformando in un ambiente più unificato, gestibile tramite le campagne Demand Gen. La rete Display resta raggiungibile su due milioni di siti, video e app sulla GDN, ma la gestione passa sempre più da lì. Se stai usando la GDN dentro Search, la scadenza di febbraio 2027 va letta insieme a questa migrazione: ciò che oggi è un’impostazione separata, domani potrebbe essere assorbita in un flusso diverso.
Automazione, Meta e il sospetto del placebo
Allargando lo sguardo, la mossa di Google non è isolata. L’automazione di Performance Max e Meta Advantage+ ha già eroso controllo e trasparenza, spingendo i marketer a ridurre la spesa. Il rischio è che questi nuovi controlli siano un placebo: danno la sensazione di riprendere il comando, ma non dicono nulla sull’effetto reale sulle conversioni. Per un CRO, il punto non è se usare la priorità bassa o alta, ma come misurare l’effetto: serve un test con campione sufficiente, una minimum detectable effect definita e un periodo di osservazione lungo abbastanza da distinguere il rumore. Altrimenti avrai solo un’altra leva da muovere senza sapere se muove davvero qualcosa.
La vera domanda non è se usare i controlli, ma come misurarne l’effetto reale sulle conversioni. E la vera incognita è cosa succederà dopo febbraio 2027: quanto margine di controllo resterà quando l’automazione deciderà da sola le priorità per chi non interviene. Vale la pena testare subito, con numeri alla mano.




