La versione v26 resta supportata fino a novembre 2027, mentre la v23 muore a febbraio 2027
Nei giorni scorsi Google ha annunciato che Google Ads API passerà a due rilasci al mese a partire dalla versione v26. Chi gestisce script, automazioni di offerta, sincronizzazione conversioni o dashboard per test A/B ha sentito un brivido comprensibile: più release, più manutenzione, più probabilità di svegliarsi con un’integrazione rotta. Ma se guardiamo i numeri, il rumore è altrove.
Già a settembre 2025 Google aveva annunciato di accelerare il calendario con rilasci mensili, tranne nel periodo di fine anno, e l’aumento delle versioni principali da 3 a 4 all’anno. In quell’occasione era stata introdotta anche una regola chiave: ogni major release resta disponibile per un anno dopo il rilascio. Ora il ritmo sale ulteriormente, ma il punto non è il numero di release.
Il raddoppio che non rompe nulla
L’annuncio è chiaro: a partire da v26 ci saranno due release al mese. Il team Google Ads API però distingue subito i piani: restano quattro major release all’anno; tutte le altre uscite saranno minor e introdurranno soltanto funzionalità nuove e non-breaking. In pratica, come osserva PPC Land, il numero di aggiornamenti che possono rompere codice e integrazioni resta a quattro all’anno. Il raddoppio della frequenza è soprattutto rumore per chi ha paura di dover riscrivere continuamente i connettori.
Per chi fa CRO e conversion tracking, la distinzione tra major e minor non è una sottigliezza da documentazione. La variabile che conta non è quante release arrivano in un mese, ma quante volte sei costretto a toccare il codice che alimenta i test. Se la maggior parte delle uscite aggiunge nuove funzionalità che non interferiscono con i flussi esistenti, il rischio reale si concentra in quattro appuntamenti all’anno. Eppure, se il rischio resta lo stesso, perché la notizia mette comunque a disagio? Perché il calendario nasconde un dettaglio che cambia tutto.
Il calendario che inganna: v23.x muore col padre
Guarda le date. La versione v26 è prevista in lancio a ottobre 2026 e andrà in sunset a novembre 2027. La v23, invece, è attesa in sunset a febbraio 2027. Le versioni minor, come v23.x, non hanno un destino autonomo: vanno in sunset insieme alla major padre, cioè v23. Questo significa che se al momento stai girando su v23.x, il tuo conto alla rovescia non è legato a una singola patch, ma alla data di morte della versione principale.
La regola dell’anno di disponibilità aiuta a pianificare: ogni major resta supportata per dodici mesi. Ma non tutte le scadenze sono uguali. Chi ha già fatto il salto a v26 ha davanti un percorso lungo, fino a novembre 2027. Chi è rimasto su v23 deve muoversi entro febbraio 2027, altrimenti l’integrazione smette di essere supportata. Non è una differenza da poco, soprattutto quando i test di conversione o gli script di aggiustamento offerte girano su versioni diverse per clienti diversi.
E c’è un’altra scadenza che sfugge a chi guarda solo Google: sul fronte Microsoft Advertising, la SOAP API sarà completamente deprecata il 31 gennaio 2027. Per chi gestisce ambienti misti o migra report da più piattaforme, il calendario del primo trimestre 2027 si sta riempiendo di date da segnare in rosso.
Google vs Meta: un anno o novanta giorni?
Il confronto con Meta rende concreta la differenza di filosofia. Google lascia un anno intero per ogni major release. Meta, invece, rilascia nuove versioni della Marketing API all’incirca ogni quattro mesi e, quando esce una nuova versione, continua a supportare la precedente per almeno 90 giorni, come indicato nella documentazione ufficiale sulla versioning.
Tradotto in pratica: su Google hai una finestra ampia ma con scadenze pesanti e concentrate; su Meta hai un ciclo continuo in cui ogni quattro mesi devi verificare se la tua implementazione regge, con un periodo di grazia minimo di tre mesi. Per chi conduce test che richiedono tempo di raccolta dati, validazione dell’integrazione e analisi dei risultati, la domanda non è accademica: quale dei due modelli lascia più spazio per testare senza rompere i flussi? E i tuoi script di conversione, intanto, su quale API stanno girando?




